Nave Jonio al largo di Lampedusa con 49 migranti a bordo Salvini: «Qui non mettono piede». Sindaco: «Porto aperto»

La nave Mare Jonio dall’associazione Mediterranea Saving Humans si trova a un miglio e mezzo da Lampedusa. L’imbarcazione battente bandiera italiana, che è ripartita lo scorso sabato da Palermo, ieri ha soccorso in mare 49 migranti – tra i quali 12 minori – a bordo di un gommone in avaria. Già ieri pomeriggio era arrivata la richiesta di un porto sicuro alle autorità italiane. Per il ministro dell’Interno Matteo Salvini, però, «i porti erano e rimangono chiusi»: infatti non è arrivata nessuna autorizzazione allo sbarco. Il leader della Lega, inoltre, ieri ha inviato a polizia, carabinieri, guardia di finanza, capitaneria di porto, marina militare una direttiva per il coordinamento unificato dell’attività di sorveglianza delle frontiere marittime e per il contrasto all’immigrazione illegale. «Possono essere curati, vestiti, nutriti. Gli possiamo dare ogni genere di conforto ma in Italia con il mio permesso non mettono piede», ha affermato il vicepremier. 

«La nave Mare Ionio è italiana e il nostro porto è aperto e pronto ad accoglierla», ha dichiarato invece il sindaco di Lampedusa Totò Martello che, già nei mesi scorsi, aveva smentito Salvini raccontando che sull’isola gli sbarchi continuano. «I migranti salvati in mare vanno fatti sbarcare, curati e rifocillati – aggiunge il primo cittadino – La nave Mare Jonio ha bandiera italiana e non si può tenere questa imbarcazione fuori da un porto italiano. Poi si pone un problema di sbarco di migranti. Qui deve intervenire la capitaneria di porto che deve salire a bordo e valutare». Martello ricorda, inoltre, che il 6 e 7 marzo «sono entrate nel porto due barche senza bandiera, non italiane, e i migranti sono stati prelevati e accompagnati dai carabinieri nel centro di accoglienza. Chi non rispetta le regole e arriva come vuole – conclude il sindaco – viene fatto entrare, chi rispetta le regole viene bloccato. A Lampedusa gli sbarchi non sono mai finiti. Arrivano nel silenzio. Piccole barche con motori fuori bordo con una ventina di persone alla volta». 

L’altra metà del governo gialloverde assicura che «non sarà un nuovo caso Diciotti. Sono già a lavoro in queste ore – assicura il vicepremier Luigi Di Maio – per verificare le condizioni delle persone a bordo perché i salvataggi e le vite umane sono la nostra priorità». Di Maio però aggiunge che «questa ong da quello che sembra, ancora una volta, non ha rispettato le regole. La novità è che batte bandiera italiana e questo può essere un modo per far rispettare meglio le regole». 

Quelle stesse regole che il ministro dell’Interno ha fissato nelle direttiva emanata ieri. Un documento di otto pagine indirizzato a tutte le forze dell’ordine in cui si mette nero su bianco che «vanno necessariamente cristallizzate e sanzionate quelle condotte esplicitamente dirette alla violazione della normativa internazionale in materia di soccorso e della normativa nazionale ed europea in materia di immigrazione, perpetrate in modo continuativo e metodico». Il rischio, per il ministro Salvini, è che «nel gruppo di migranti possano celarsi soggetti coinvolti in attività terroristiche o comunque pericolosi per la sicurezza o l’ordine pubblico». Nella direttiva viene precisato poi che le coste italiane non sono gli unici luogo di approdo «considerato che sia i porti libici, tunisini e maltesi possono offrire adeguata assistenza logistica e sanitaria». 

Intanto, a bordo della Mare Jonio sono saliti i militari della guardia di finanza. Stando a quanto riferiscono i volontari della ong, stanno svolgendo un’ispezione sulla documentazione di bordo e degli accertamenti per verificare le condizioni dei migranti e dell’equipaggio anche alla luce della richiesta di evacuazione di uno dei 49 soccorsi che, stando a quanto comunicato dal medico di bordo, avrebbe una sospetta polmonite. La procura di Agrigento sta vagliando le comunicazioni, fatte via radio, fra il comandante della nave e la guardia di finanza che ha intimato l’alt chiedendo di non avvicinarsi al porto di Lampedusa. Al momento, secondo fonti vicine all’ufficio diretto da Luigi Patronaggio e dal suo vice Salvatore Vella, non è stato aperto alcun fascicolo di inchiesta ma la situazione è in evoluzione


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