Ars, al via la mini-riforma dei rifiuti

Al via la mini-riforma dei rifiuti. Il provvedimento, che è già stato esitato dalla quinta commissione dell’Ars, è stato approvato oggi dalla commissione Bilancio e Finanze del Parlamento siciliano. Il disegno di legge, di fatto, è già pronto per l’Aula. Sala d’Ercole potrebbe iniziare a discuterlo già a partire da domani.

Cosa prevede questa mini-riforma? In questo momento, com’è noto, in materia di raccolta e smaltimento dei rifiuti, molti centri piccoli e grandi della Sicilia versano in una condizione di difficoltà. Il Governo Lombardo, al di là della propaganda e delle chiacchiere, dal 2008 ad oggi, non ha approvato alcuna riforma del settore (lo stesso Piano regionale dei rifiuti, peraltro molto discutibile, è stato approvato dal Governo nazionale qualche settimana fa, on ‘appena’ quattro anni di ritardo…).

In Sicilia il Governo Lombardo ha bloccato la realizzazione dei termovalorizatori (che, in realtà, sono stati bloccati dalla Giustizia europea) in attesa, per l’appunto, di una riforma che non si è mai materializzata. Si è andati avanti con le vecchie discariche gestite, in alcuni casi, dai privati. Il Governo Lombardo ha ereditato gli Ato rifiuti indebitati per 1,3 miliardi di euro circa, un indebitamento che dovrebbe essere rimasto tale (o leggermente aumentato).

In questa fase molti Comuni dell’Isola non sanno dove conferire i rifiuti, in molti casi perché non hanno i soldi per pagare i titolari delle discariche (titolari che, ricordiamolo sono pubblici e privati).

Con il disegno di legge che domani l’Ars potrebbe iniziare a discutere i vecchi Ato rifiuti dovrebbero essere sostituiti da nuove società comunali (Ssr). Queste nuove società dovrebbero avviare il ripianamento dei debiti mettendo in atto un piano di rientro decennale.

I soldi per pagare il fiume di debiti contratti dagli Ato rifiuti verrà tirato fuori dai cittadini siciliani, indirettamente e, forse, anche direttamente. Ci spieghiamo meglio.

Ogni anno, è noto, la Regione eroga ai Comuni il fondo per gli Enti locali. Se l’Ars approverà questa mini-riforma, una certa quota di questa somma verrà stornata per pagare i debiti degli Ato. Di fatto, a pagare saranno gli stessi cittadini siciliani. Per due motivi. Primo: perché si tratta di denaro pubblico (e quindi di imposte pagate dai siciliani, soldi che invece di essere utilizzati per fornire servizi alla cittadinanza finiranno, in buona parte, nelle tasche dei privati titolari delle discariche). Secondo: perché se i solidi non dovessero bastare, i Comuni aumenteranno ulteriomente la tassa sull’immondizia e a pagare saranno sempre i cittadini (in questo secondo caso, direttamente).

Governo e Ars, prima di andare a casa, stanno sistemano a modo loro la questione rifiuti. Di fatto – lo ripetiamo – stanno scaricando sulla collettività l’indebitamente, in buona parte clientelare e truffalino, degli Ato rifiuti. Non solo. In prospettiva, grazie a un Piano rifiuti pesentato dal Governo regionale e approvato dal Governo nazionale, i rifiuti verranno bruciati dalle cementerie siciliane. Nei forni finirà il cosiddetto Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti). Se questo Cdr fosse la risultante finale della raccolta differenziata dei rifiuti, nulla da dire (o quasi, perché le più moderne tecniche di gestione dei rifiuti puntano, oggi, a riutilizzare il 100 per cento dei rifiuti).

Il problema, piuttosto grave, è che, in Sicilia, la raccolta diferenziata dei rifiuti o non esiste, o è ai minimi. Ciò significa che nei forni delle cementerie siciliane finiranno sostanze che, bruciando, inquineranno l’aria. Per esempio, la plastica che, com’è noto, bruciando produce diossina.

Mei primi anni del 2000 gli ambientalisti siciliani erano fermamente contrari alla realizzazione, nella nostra Isola, di quattro termovalorizzatori ipotizzati dalla giunta allora presieduta da Totò Cuffaro. Erano rilievi sacrosanti, anche se i progettisti sostenevano che le immissioni di veleni nell’aria sarebbero state abbattute. Nessuno ci credeva – ed era giusto non crederci – perché, allora come oggi, si era sicuri che nei termovalorizzatori sarebbero finiti tutti i rifiuti, senza una cernita a monte.

Oggi sta avvenendo la stessa cosa. Con un’aggravante: che i rifiuti non finiranno nei termovalorizzatori, che almeno si ponevano il problema di abbattere i fumi, ma nelle cementerie, che scaricano i fumi nell’aria.

Concludendo, il Governo Lombardo sta andando a casa ‘donando’ ai siciliani due bei ‘regali’.

In primo luogo, va detto che i responsabili dell’indebitamento degli Ato rifiuti non sono stati scoperti e perseguiti. Si stanno soltanto scaricando sulle tasche dei siciliani i risultati di una gestione dissennata e ‘banditesca’.

In secondo luogo, avremo nei cieli della Sicilia i veleni delle cementerie che bruceranno rifiuti. Fumi ben più pericolosi di quelli prodotti dai termovalorizzatori. Peggio di così non poteva finire.  

 


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