Ambiente, la Sicilia fanalino di coda sul fotovoltaico

di Mariadonata Fricano

E’ entrato in vigore sul territorio nazionale, oramai da sette mesi, il V conto energia. Si tratta del programma energetico a basso impatto che incentiva l’energia elettrica pulita che viene prodotta da impianti fotovoltaici connessi alla rete elettrica. Il GSE, Gestore dei Servizi Energetici, ha pubblicato, di recente, una nota comunicando che il numero di impianti registrati sul Contatore Fotovoltaico è pari a 500.696 per una potenza distribuita su tutto il territorio nazionale di oltre 17.177 MW (megawatt) e con un costo indicativo cumulato annuo di circa 6,6 miliardi di euro.

La situazione economica generale sta chiaramente influenzando la domanda energetica generale, ma è interessante analizzare il modo in cui la Sicilia, terra del Sole per eccellenza, sta dando seguito alle direttive comunitarie e in che direzione la nuova guida politica intenda orientarsi.

L’amministrazione comunale di Palermo, per esempio, aveva già deciso, prima della pubblicazione del V conto, di destinare i terreni incolti alla realizzazione di centrali energetiche che utilizzano fonti di energia rinnovabile, in particolare la tecnologia solare fotovoltaica. Il progetto è stato messo a punto dall’assessorato regionale all’Economia, con lo scopo di incrementare la produzione di energia verde in Sicilia.

Per la Regione siciliana, e di conseguenza per i suoi contribuenti, quest’opera non rappresenterà una spesa esagerata. La realizzazione di tale parco fotovoltaico costerà, infatti, alla Regione soltanto 35 mila euro, una cifra piuttosto irrisoria considerando le dimensioni del terreno da utilizzare.

I pannelli fotovoltaici verranno posizionati da una compagnia locale, la quale verrà scelta dopo regolari procedure di concorso. Gli impianti avranno una potenza massima aggregata di 50-60 MWp, raggiungibile anche tramite più impianti replicabili della potenza minima di 5 MWp per i terreni e di 50 kWp per i fabbricati.

Non vanno trascurati, tuttavia, rispetto ai buoni propositi e alle tempistiche stringenti e alle scadenze ormai prossime, i punti salienti con cui, l’Amministrazione regionale dovrà, nel più breve tempo possibile, confrontarsi e pronunciarsi.

La Sicilia ha utilizzato, in maniera significativa, il fotovoltaico solo di recente, con l’avvento del primo conto energia, arrivato in Italia nel 2005, attraverso la Direttiva comunitaria per le fonti rinnovabili (Direttiva 2001/77/CE).

La Germania, di contro, ha cominciato ad utilizzare, significativamente, il fotovoltaico a partire dal 1991; ciò chiaramente significa che la Sicilia ha accumulato un notevole ritardo nell’acquisizione delle tecnologie e le metodologie operative, per l’assenza anche di un coordinamento regionale volto alla pianificazione degli insediamenti produttivi di materiale di supporto ed assemblaggio. (a destra, foto tratta da incentivifotovoltaico.org)

A questo è da sommare l’inadeguatezza degli impianti e reti elettriche destinati a veicolare l’energia fotovoltaica prodotta dai nuovi impianti (con particolare riferimento a quelli costruiti da 2008 al 2012).

La pianificazione elettrica attuata dall’Enel, a partire dalla metà degli anni ’70, fino alla metà degli anni ’90 (pianificazione di primo e secondo livello), ha consentito la realizzazione di dorsali alimentate a 20 kV, congiungenti le cabine primarie esistenti o in costruzione 150/20kV, prevedendo una durata di esercizio in un arco temporale di 15 anni, oltre il quale andavano rinnovate o ricostruite. Tale evenienza, fino ad oggi, è stata, però, disattesa con il risultato che le esistenti linee di distribuzione non riescono più a gestire la nuova richiesta di immissione in rete di energia proveniente da energie alternative come l’eolico ed il fotovoltaico.

L’Unione Europea, attraverso una strategia di sviluppo sostenibile, si è imposta, entro il 2020, il raggiungimento di tre grandi obiettivi: la copertura dei propri consumi finali con il 20 per cento di produzione da fonti rinnovabili, l’aumento del 20 per cento dell’efficienza energetica e la diminuzione del 20 per cento delle emissioni di gas serra.

Vanno da sé le implicazioni non soltanto ambientali, ma economiche, in senso lato, di tale decisione, a cominciare dalla possibilità di creazione di un numero notevole di posti di lavoro, diretti e indiretti, di indubbia importanza in questi momenti di crisi economica.

Viene pertanto da chiedersi in che modo, in neonato Governo regionale intenda coniugare i buoni propositi con le criticità e i limiti ricordati, accelerando le tempistiche e agendo in maniera snella e agile, non dimenticando che l’occhio dell’Unione Europea è più che mai aperto e vigile. Controlla, con attenzione, ogni azione che potrà compromettere il raggiungimento dei propri obiettivi.

 


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