Agrigento, indagine su false attestazioni 104 Sequestrati 2,5 milioni al presunto ideatore

Una villa a Raffadali con piscina coperta, una villetta a Giallonardo con la realizzazione di un terrapieno di ben cinque metri per poter godere del panorama offerto dal mare, persino un appartamento vicino a Olbia, in Sardegna. Sono solo alcuni dei beni che la sezione anticrimine della questura di Agrigento, eseguendo un provvedimento firmato dai giudici delle Misure di prevenzione del Tribunale, ha sequestrato a Daniele Rampello, baby pensionato di 49 anni di Raffadali, considerato «l’ideatore e l’organizzatore dell’ampio sistema corruttivo, smantellato nel 2014 dalla Digos». 

Il riferimento è all’indagine La carica delle 104, coordinata dai magistrati della procura di Agrigento, che due anni fa portò all’emissione di ben 13 ordinanze di custodia cautelare e all’iscrizione di 104 persone – tra medici, docenti, bidelli, autisti di ambulanza, portantini – considerate coinvolte nel rilascio facile di certificazioni false per ottenere i privilegi della relativa legge. Le accuse sono di associazione per delinquere, falso ideologico, truffa e corruzione. Un’indagine che appena una decina di giorni si è estesa ad altre duecento. Del resto, nemmeno un mese fa, la Digos ha raggiunto gli uffici dell’ex Provveditorato agli studi di Agrigento per prelevare numerosi faldoni.

Tra i privilegi ottenuti ci sarebbe stata l’opportunità per coloro che lavoravano al Nord di ottenere il trasferimento vicino a casa, se non addirittura nello stesso paese di residenza, superando in questo modo chi, invece, avrebbe avuto maggior diritto. Ed a confermare la tesi della Procura ci sono intercettazioni telefoniche ed ambientali, ma anche riprese video. Gli agenti hanno ripreso le telecamere dei paralizzati che camminavano regolarmente, o pazienti che arrivano in autoambulanza per la visita medica, ma poi andavano via utilizzando le proprie gambe senza difficoltà alcuna.

I beni sequestrati a Rampello sono pari a due milioni e mezzo di euro. Gli agenti, infatti, hanno apposto i sigilli anche a un immobile di contrada Baracca, ad Agrigento, acquistato dall’arrestato e dal quale sono stati ricavati sei mini appartamenti e dei garage, ma anche a tre impianti fotovoltaici e uno eolico, e sei conti correnti bancari. «C’è una nuova frontiera – ha detto Giovanni Giudice, capo della Divisione anticrimine di Agrigento – sulla quale stiamo lavorando: sequestri di bene non solo alla mafia, ma anche a chi ha accumulato capitali illecitamente. Beni che provvederemo a restituire alla collettività».


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