Agricoltura, Tar annulla bando da 320 milioni Regione sbaglia la gestione della graduatoria

Trecentoventi milioni di euro. La nuova pagina della cattiva amministrazione delle risorse pubbliche, da parte della Regione, potrebbe partire da qui. La cifra riguarda il bando “Adozione di metodi di produzione agricola e di gestione del territorio sostenibili”, inerente il programma di sviluppo rurale, legato ai fondi europei 2007-13. A distanza di più di tre anni dall’indizione della gara e dopo che buona parte dei fondi sono stati assegnati a circa 6mila aziende, il Tar ha annullato di fatto l’intero iter burocratico accogliendo il ricorso presentato da 50 tra i 1700 imprenditori esclusi.

Tra le responsabilità della Regione, quella di avere stilato un’unica graduatoria a fronte di tre azioni diverse contemplate nel bando. Quei soldi, infatti, sarebbero dovuti servire a finanziare i metodi di gestione dell’azienda ecosostenibili, l’agricoltura biologica e l’allevamento di razze autoctone a rischio di estinzione o di abbandono. Nei fatti, invece, a rimanere danneggiati sono stati gli imprenditori impegnati nel settore del biologico. «La sentenza parla chiaro – dichiara a MeridioNews l’avvocato Massimo Cavaleri -. La gestione del bando è stata sbagliata».

A portare avanti negli ultimi quindici mesi la battaglia legale è stata la piccola associazione Unione Allevatori Sicilia: «Oggi tutte le associazioni di settore sembrano dire la propria sulla vicenda – continua Cavaleri – ma va ricordato che a a far valere i diritti degli esclusi sono stati i pochi imprenditori che si riconoscono nella Uas».

Secondo il legale, l’errore della Regione è stato duplice: infatti, oltre alla gestione illegittima del bando, l’amministrazione avrebbe evitato di rimediare alla situazione pur avendo in cassa somme spendibili per il comparto agricolo: «Avrebbero potuto mettere una pezza facendo scorrere la graduatoria esistente e finanziando gli interventi con i circa 40 milioni di euro che a fine ciclo la Regione non è stata capace di spendere – commenta l’avvocato – e invece, inspiegabilmente, si è preferito imbarcarsi in questa disputa legale che ha visto soccombere la pubblica amministrazione». Da parte del legale, poi, un appello affinché non si finisca per considerare i ricorrenti come i responsabili della possibile restituzione dei fondi da parte delle aziende beneficiarie dei contributi: «La responsabilità è esclusivamente della Regione. A perderci, in questa storia, sono stati anche e soprattutto quegli imprenditori che per due anni si sono assoggettati agli obblighi previsti dal settore del biologico, finendo per essere esclusi dalla distribuzione dei finanziamenti».

L’unica possibilità adesso passa per un’eventuale proroga che l’Unione europea potrebbe concedere alla Regione, nella gestione di quei fondi che, come tutti gli altri del ciclo 2007/13, bisognava rendicontare entro il 31 dicembre 2015: «Non è una questione semplice ma spetta all’assessorato trovare una soluzione efficace sia per le aziende escluse che per i 6mila imprenditori a rischio restituzione».

Dal canto suo, l’assessore all’Agricoltura Antonello Cracolici ha rassicurato gli imprenditori che hanno ottenuto i finanziamenti, annunciando un ulteriore passaggio giudiziario: «Non un euro di fondi europei dovrà essere restituito dalle aziende beneficiarie del bando del 2012 annullato dal Tar. Faremo ricorso al Cga». 


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