Affare rifiuti: condannati Fazio, Rosso e Deodati Giudice rimanda la decisione sui rinvii a giudizio

Patteggiamento accolto. È questa la decisione del giudice Nunzio Currò sulle richieste concordate dalla procura di Catania con gli avvocati di Antonio Deodati, Orazio Fazio e Massimo Rosso. Arriva così al primo esito l’inchiesta Garbage affair della procura di Catania su un presunto giro di corruzione consumato tra Palazzo degli elefanti e il quartier generale della ditta Ecocar, che con Senesi gestirà ancora per qualche giorno la raccolta della spazzatura a Catania. Deodati, patron dell’impresa, sconterà tre anni e quattro mesi; Fazio, ex funzionario municipale, è stato condannato invece a quattro anni; Rosso, infine, ultimo a presentare la richiesta di patteggiamento, ha ottenuto tre anni, con il risarcimento della somma di 9.100 euro nei confronti del Comune etneo. Per gli imputati è stata decisa anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e a tutti sono state concesse le attenuanti generiche. Il giudice ha inoltre disposto l’immediata liberazione di Fazio e Deodati (Rosso non è mai stato arrestato, ndr), perché incensurati.

Diversa è, invece, la posizione degli indagati che non hanno fatto richiesta di patteggiamento. Si tratta dell’ingegnere Antonio Natoli, del dirigente comunale Leonardo Musumeci, del sorvegliante Salvatore Catanzaro e dell’imprenditore Francesco Deodati, cugino di Antonio. Per le loro posizioni il giudice Giovanni Cariolo ha disposto un rinvio e si saprà nei prossimi mesi se l’ingegnere, il dirigente, il sorvegliante e l’imprenditore dovranno affrontare un processo. Deodati e Natoli hanno chiesto  il rito abbreviato.

Quando è cominciato tutto era il 16 marzo 2018. Al Comune di Catania i dipendenti si guardavano intorno sbigottiti. Gli uomini della Direzione investigativa antimafia stavano eseguendo perquisizioni e sequestri dopo il blitz che, quella mattina, aveva fatto scattare le misure cautelari nei confronti degli imprenditori Antonio e Francesco Deodati, dei dipendenti comunali Orazio Fazio, Massimo Rosso e Leonardo Musumeci e dell’ingegnere del consorzio Seneco Antonio Natoli. Secondo i magistrati era stato scoperchiato un sistema di corruzione che coinvolgeva i proprietari dell’impresa Ecocar (i Deodati) che, in raggruppamento con Senesi, si erano aggiudicati la gara ponte per la raccolta della spazzatura. Un affare di munnizza del valore di milioni di euro: circa 12 ogni 106 giorni

Nell’occhio del ciclone ci sono due dei più fidati collaboratori dell’ex sindaco Enzo Bianco. Da un lato Orazio Fazio, lavoratore comunale adesso licenziato, responsabile della Nettezza urbana e protagonista di una scalata ai vertici dell’ufficio Ecologia non da tutti. Dall’altra Massimo Rosso, ex capo di gabinetto, ex ragioniere generale, braccio destro del primo cittadino. «Fiducia tradita», aveva tuonato Bianco all’indomani degli arresti, nell’unica occasione in cui la sua candidatura per il secondo mandato consecutivo – poi non centrato – è stata vista scricchiolare. Secondo gli investigatori, Rosso e Fazio avrebbero ottenuto una serie di utilità (il pagamento dell’affitto di una casa a Roma, computer, smartphone, viaggi e assunzioni nella raccolta dei rifiuti) in cambio di alcuni favori: la mancata erogazione delle penali per i disservizi nei confronti della ditta, per dirne una. E poi gli occhi chiusi di fronte a un fatto poi certificato: che l’azienda Ipi (che con Oikos gestiva la spazzatura nell’ambito dell’appalto precedente) e l’azienda Ecocar erano, nei fatti, l’emanazione l’una dell’altra.

Una serie di circostanze a cui si somma il mancato affidamento della gara settennale: 350 milioni di euro per un bando pubblico che, tutte le volte che è stato aperto, ha fatto registrare il silenzio delle imprese del settore. Tanto che ancora adesso non se l’è aggiudicato nessuno. Motivo per il quale è stata indetta una seconda gara ponte (da 130 giorni prorogabili, del valore di circa 16 milioni di euro) che si è aggiudicata la ditta catanese Dusty. Patrona di quest’ultima impresa è Rossella Pezzino De Geronimo, tra le più accanite accusatrici del comportamento del Comune di Catania nel periodo in cui negli uffici di via Pulvirenti a farla da padrone sarebbero stati corrotti e corruttori.


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