Aeroporto di Comiso, pronto e mai aperto «Colpa di Catania, che teme la concorrenza»

A 5 anni dall’inaugurazione, l’aeroporto di Comiso è ancora chiuso. E’ la tipica storia italiana – fai qualche analisi d’impatto, prendi un’infrastruttura richiesta dal territorio, con fatica superi le lungaggini burocratiche, possibilmente si lucra qualche finanziamento europeo (20 milioni in questo caso) e finalmente si procedere all’inaugurazione, il giorno tanto desiderato da tutti, specie dai politici.

In questo caso, era il 2007 quando un D’Alema sorridente annunciava l’apertura di un’opera strategica: la provincia di Ragusa ha il PIL pro capite più alto della Sicilia, una zona industriosa, con una fiorente industria agroalimentare e un turismo molto sviluppato, nonostante l’assenza di qualsivoglia forma di collegamento: ad oggi non c’è un’autostrada (si ferma a Siracusa), una ferrovia (ci vogliono 7 ore dal capoluogo, Palermo) né, per l’appunto, un aeroporto.

Anzi, l’aeroporto c’è, è pronto, da 5 anni, ma sembra che Enac, ente di vigilanza dell’aviazione civile, ed Enav, ente che regola il traffico aereo, non si mettano d’accordo su chi deve pagare i controllori di volo. Avete capito bene: 40 milioni di soldi pubblici per costruire un aeroporto, e pare che il problema siano gli stipendi dei controllori di volo (prima ancora c’era problema costi dei VV.FF. ma sembra che questo sia stato superato).

E adesso il nuovo piano aeroporti del Ministro dei Trasporti non prevede di dare un grande futuro all’aeroporto che esiste, ma non funziona.

Nella Regione e nello Stato delle migliaia di aziende pubbliche e dei milioni di stipendi, la cosa assume il sapore della farsa. Ed infatti, occhi smaliziati sottolineano la volontà da parte della SAC, società che gestisce l’aeroporto di Catania (il primo dell’Isola e fra i più importanti d’Italia), come concorrente agguerrito di Comiso: una storia di campanilismo provinciale dunque – Catania ha paura che la piccola Comiso gli rubi traffico aereo, e quindi, tramite la sua quota nella società che controlla lo scalo di Comiso (la SOACO), ostacola l’apertura.

Non siamo come nel caso dell’aeroporto di Salerno di fronte ad un caso in cui gli aeroplani di una certa grandezza non possono atterrare. Anzi, diverse compagnie low cost si sono dette interessate ad investire nello scalo per sviluppare il traffico dei turisti verso la Sicilia. E proprio da un altro caso siciliano, i catanesi potrebbero imparare. Basta spostarsi di qualche centinaio di chilometro a nord-ovest e guardare all’esperienza dell’aeroporto di Trapani: piccolo aeroporto militare, da quando è diventata base di Ryanair nella sicilia occidentale, cresciuto a tassi mostruosi, Trapani non ostacola il vicino aeroporto di Palermo, poiché posizionato su due segmenti di mercato differenti. Anzi, quando Trapani fu chiuso per favorire le operazioni militari in Libia, il traffico fu deviato su Palermo, che vide un extragettito, mandando così alle ortiche qualsiasi idea di cannibalizzazione. Oggi i trapanesi girano il mondo, e il mondo gira la provincia di Trapani, grazie all’aeroporto gestito da Ryanair, con grande apprezzamento del tessuto economico locale che infatti insiste per chiusura base militare.

La chiusura di Windjet apre inoltre spazi enormi ai concorrenti. La compagnia siciliana aveva la propria base operativa nello scalo catanese e adesso che non opera più a causa delle difficoltà economiche, vi sarebbe ancora maggiore spazio per l’aeroporto di Comiso.

Continua a leggere l’articolo di Andrea Giuricin e Luciano Lavecchia su Chicago-blog.it

[Foto di Glass of Leng]


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