Adrano, 27 arresti per eroina, cocaina e armi In manette l’amante di Valentina Salomone

Eroina e cocaina nascoste tra i binari dismessi della stazione di Adrano e sequestrate di nascosto dalla polizia. Ma la colpa dell’ammanco ricade sugli spacciatori, malmenati dai capi. Sembra la trama di una fiction poliziesca ed è invece l’operazione Binario morto, condotta dalla polizia del Comune del Catanese insieme alla direzione distrettuale antimafia della procura etnea. Gli arresti, scattati la notte scorsa, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi, sono 27. Tra questi le manette sono scattate anche per Nicola Mancuso, 30enne indagato per l’omicidio della giovane Valentina Salomone, trovata impiccata a Biancavilla nell’estate del 2010. Il traffico di droga ad Adrano, Biancavilla e i Comuni limitrofi, secondo gli investigatori, sarebbe riconducibile a due gruppi criminali: il clan Santangelo e la famiglia Rosano-Pipituni, costola divenuta sempre più autonoma dei Santangelo.

Secondo quanto emerge da riprese video e intercettazioni ambientali e telefoniche, nel 2012 – periodo delle indagini – i due gruppi avrebbero operato una efficiente spartizione dello spaccio. I Santangelo – guidati da Mancuso, referente di Antonino Santangelo, poi deceduto in un incidente – avrebbero tenuto per sé stessi il monopolio del traffico di eroina, non disdegnando però il commercio di cocaina. Una compravendita che avveniva soprattutto all’interno della vecchia stazione ferroviaria di Adrano, ormai in disuso, eccetto per una fermata sotterranea della circumetnea. Il gruppo dei Rosano-Pipituni – guidato da Giovanni La Rosa e Antonino Zammataro – si sarebbe invece specializzato nella vendita di cocaina a una clientela più giovane, con i propri spacciatori sempre reperibili nei posti frequentati dai ragazzi della zona. Un business collegato a quello dei Santangelo, ma gestito in maniera autonoma.

«Abbiamo documentato un’attività giornaliera con dei turni fissi – spiega la dirigente del commissariato di polizia di Adrano Gabriella Li Gregni – E sappiamo anche che parte dei proventi della droga veniva utilizzata per sostenere i detenuti e le loro famiglie». Proventi non indifferenti se si considera che, il sequestro di 500 grammi di eroina da parte degli agenti, sarebbe stata quantificata dai capi dell’organizzazione in una perdita di 12mila euro. Soldi che servivano non soltanto a rifornirsi a Catania di nuova droga, ma anche all’acquisto di armi. Nel corso dell’operazione infatti la polizia ha sequestrato sei pistole, per lo più con la matricola abrasa: cinque di queste sono state trovate nell’abitazione di Giovanni La Rosa, insieme a 62mila euro in contanti.

Per il clan Santangelo sono accusati di essere i promotori del mercato dell’eroina e i gestori della cassa comune Nicola Mancuso, Biagio Trovato e Angelo Pignataro. A custodire invece la droga e a occuparsi di organizzare lo spaccio alla ex stazione erano invece, secondo i magistrati, Angelo Arena, Agatino Sangrigoli e Nino Longo. Che potevano avvalersi di diversi corrieri, vedette e spacciatori: Salvatore Fiorenza, Marco Ravità, Angelo Lo Cicero, Alfio Lo Curlo, Salvatore Longo, Nicolò Giarrizzo, Salvatore Ricca. A gestire la cassa e a reggere il gruppo Rosano sarebbe stato invece il ventenne Valerio Rosano, aiutato da Giovanni La Rosa, Antonino Zammataro e Giuseppe La Manna. Insieme a diversi pusher: Gaetano Zignale, Francesco Formica, Dario Cantarella, Prospero Bua. A procacciare a entrambi i gruppi droga e armi sarebbero stati invece due catanesi: Francesco Pirrello per lo stupefacente e Alessio Magra per le pistole.


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Gestivano lo spaccio delle sostanze stupefacenti ad Adrano, Biancavilla e nei Comuni limitrofi. La compravendita avveniva soprattutto nei binari della vecchia stazione ferroviaria dismessa e nei luoghi di ritrovo più frequentati dai giovani. Un business che, secondo i magistrati, faceva capo a due gruppi: il clan Santangelo e la famiglia Rosano-Pipituni. Guarda le foto e il video

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