Foto di Jerry Italia

Acate, la terra avvelenata: dopo quattro anni il primo intervento sulla discarica abusiva

Acate, cuore pulsante dell’agricoltura siciliana, è diventata l’epicentro di un disastro ambientale che per anni è stato ignorato. Siamo in provincia di Ragusa. Una discarica abusiva di proporzioni impressionanti – scavata nel terreno con mezzi meccanici e riempita di rifiuti di ogni tipo – si trova a pochi metri da serre, agriturismi e aziende florovivaistiche. Nonostante le numerose denunce – la prima quattro anni fa – e perfino un sequestro, lo scarico illecito è proseguito indisturbato. Ieri, finalmente, il Dipartimento regionale per le attività sanitarie ha certificato la pericolosità dell’area e imposto al Comune una bonifica immediata. Ma basterà? E, soprattutto, chi ha trasformato questa terra in una pattumiera illegale?

La scena che si presenta davanti agli occhi è inquietante: un’enorme fossa colma di rifiuti destinati a essere sepolti. Al suo interno materiali altamente inquinanti: balle di rifiuti provenienti da centri di raccolta, bidoni di fitofarmaci, eternit, reti da pesca, pezzi di imbarcazioni e perfino documenti sanitari delle aziende sanitarie provinciali di Catania e di Siracusa. Ma la scoperta più curiosa riguarda balle di carta triturata, che potrebbero essere scarti di banconote mandate al macero. Come sono finite qui? E, soprattutto, chi ha deciso di smaltire clandestinamente questi rifiuti in un’area così sensibile dal punto di vista ambientale? La preoccupazione principale riguarda la contaminazione del suolo e delle falde acquifere: proprio in questa zona, infatti, si trovano i pozzi da cui attingono acqua le serre agricole. Un rischio sanitario enorme per chi lavora e per chi consuma prodotti coltivati qui.

Non si tratta di una scoperta recente. Il comitato Terre pulite denuncia questa situazione da almeno quattro anni. Già in passato l’area era stata sequestrata, ma questo non è bastato a fermare gli sversamenti illegali. «Abbiamo segnalato questa discarica più volte – spiega Isabella Terranova, rappresentante del Comitato – ma nulla è cambiato. Solo oggi qualcosa si muove. Qui – continua Terranova – parliamo di un rischio enorme per la salute pubblica. Serve un intervento radicale per fermare definitivamente questo scempio». La rabbia della comunità è palpabile: per anni nessuno ha voluto vedere ciò che era sotto gli occhi di tutti.

Ora, finalmente, il primo vero segnale dalle istituzioni. Rispondendo all’ennesimo sollecito, il Dipartimento regionale per le attività sanitarie ha effettuato un sopralluogo e ha stabilito l’alta pericolosità del sito, imponendo al sindaco di Acate un’immediata bonifica che consenta alle autorità di proseguire con le indagini. Ci si chiede se l’intervento sarà risolutivo o se la discarica tornerà a riempirsi di rifiuti una volta spenti i riflettori. Il problema, infatti, non è solo rimuovere i materiali tossici, ma anche chiudere i canali di smaltimento illecito e punire i responsabili. Le indagini dovranno fare luce su chi ha guadagnato da questo traffico illecito e su eventuali connivenze. Nel frattempo la comunità di Acate chiede che questa volta la parola «bonifica» non resti solo sulla carta.


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