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Carcere Bicocca, pugni in faccia a poliziotto Il sindacato: «Esplosa violenza immotivata»
«Non c’era alcun motivo. Pare che sia stata una violenza del tutto improvvisa». È il racconto di Armando Algozzino, segretario nazionale della Uilpa Polizia penitenziaria, a proposito dell’aggressione subita da un agente nel carcere di massima sicurezza di Bicocca. Era sabato mattina e, secondo la ricostruzione del sindacalista, il poliziotto – F. A. – stava facendo rientrare i detenuti nelle proprie celle, al primo piano destro dell’istituto penitenziario. Tra questi ci sarebbe stato anche L. S., italiano, che non avrebbe accettato l’ordine. A quel punto sarebbero partiti i pugni in faccia all’indirizzo dell’agente, che avrebbe riportato diversi traumi facciali e un lieve trauma cerebrale. «Una violenza inaudita – continua Algozzino – Solo l’ultimo di una serie di casi simili».
«Molte volte succedono cose che non si possono prevedere – spiega il segretario della Uilpa – Ma quello delle aggressioni nelle carceri è un problema rilevante e che va trattato come tale. Chi aggredisce un poliziotto nell’esercizio delle sue funzioni deve sapere che la pena a cui andrà incontro sarà severa». Il sindacalista non sa quale sia la prognosi che è stata stabilita per l’agente picchiato a Bicocca, «ma al di là di questo fatto specifico abbiamo avuto persone a cui sono state rotte braccia o gambe, traumi cranici».
Un’aggressione fotocopia a quella di sabato 15 luglio è avvenuta a febbraio 2016. Anche in quel caso si trattava di un servizio di routine svolto di sabato mattina e a farne le spese era stato un assistente capo della polizia penitenziaria, preso a pugni in faccia da un paio di detenuti. «Parlare solo di Bicocca è restringere il problema – conclude Armando Algozzino – Oltre alle aggressioni bisogna considerare l’alto tasso di suicidi di poliziotti penitenziari, cresciuto quest’anno rispetto agli anni passati. Bisogna avere il riconoscimento dello stress correlato al lavoro».