Cantiere Tecnis, proseguono lavori ma cresce tensione Il 12 sit-in al Mise: «Allo sbando, intervenga governo»

Monta il malcontento tra i lavoratori della Tecnis, in tensione per il grave periodo di crisi che attraversa da tempo l’azienda di costruzioni e che ora temono per il futuro del cantiere palermitano. Dopo il nulla di fatto dell’incontro al Mise di giovedì i lavoratori, riuniti ieri in un’assemblea a dir poco rovente, hanno scelto di non incrociare le braccia, in attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda. Ma sono fermamente decisi a dare comunque battaglia. «Siamo allo sbando e i lavoratori volevano fermarsi subito – racconta il segretario provinciale Filca Cisl Paolo D’Anca – ma, alla fine, si è sposata una linea diversa». 

Gli operai, che attendono ancora gli stipendi di gennaio e febbraio, saranno regolarmente sul posto di lavoro, ma hanno deciso di «aggredire» le mensilità arretrate inviando una lettera di impugnativa del Sal (lo stato di avanzamento dei lavori) per garantire i loro salari. «Abbiamo scritto anche al prefetto – prosegue D’Anca – per richiedere un tavolo urgente con tutte le parti sociali e individuare una soluzione alternativa al caos e incertezza che sta attraversando la Tecnis. Ci siamo dati gli ultimi dieci giorni di tempo – avverte – se questo non avverrà ci autoconvocheremo con tutti i lavoratori dal prefetto».

La crisi, in effetti, non riguarda soltanto i lavori dell’anello ferroviario, ma investe anche quelli di Catania e gli altri nel resto del Paese dove l’azienda, tra le più importanti del Sud Italia, ha numerosi cantieri aperti per un giro d’affari di circa 700 milioni di euro. Preoccupati dai ritardi, i sindacati nazionali in maniera unitaria hanno indetto venerdì 12 maggio un sit-in di protesta al Mise per sensibilizzare le istituzioni e fornire garanzie ai lavoratori.

«Dopo la fase di commissariamento – spiega il segretario regionale edili Filca Cisl Sicilia Santino Barbera – l’impresa è tornata di nuovo ai proprietari che ora stanno registrando forti ritardi nell’incassare le somme che vantano dalle stazioni appaltanti. Così, però, l’azienda non ha la liquidità necessaria per proseguire le attività. Non siamo soddisfatti dell’ultimo incontro al Mise, per questo intendiamo sollecitare l’intervento del ministro e del governo. Tra Palermo e Catania sono impegnati circa 300 lavoratori – conclude – che non possono accettare di essere rimandati a casa».


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