Crisi , sì da Roma al tavolo col ministero La vertenza del call center supera lo Stretto

Si muove qualcosa, a livello istituzionale, per risolvere la delicata questione del call center di Paternò. Un’azienda gravata da milioni di euro di debiti, sull’orlo del fallimento e con quasi 600 posti di lavoro a rischio. Nel frattempo, i lavoratori ormai da settimane non possono andare in azienda, perché i cancelli sono chiusi a causa di uno sfratto. E le preoccupazioni crescono. A manifestarle al governo era stata la deputata Pd Luisa Albanella, alla quale adesso risponde direttamente il ministero dello Sviluppo economico: «Sulla specifica problematica del call center di Paternò – si legge nella nota – vertenza sino a oggi seguita a livello locale, il Mise dà la propria disponibilità all’apertura di un tavolo di confronto nel quale possa essere esaminata la situazione».

Un passo avanti, considerando che, fino a questo momento, dei lavoratori paternesi si era parlato solo in Sicilia. Per sbloccare la vicenda e trovare una soluzione, i rappresentanti sindacali, le istituzioni locali, i vertici dell’azienda e gli imprenditori che potrebbero essere interessati a rilevarla sono stati convocati per un tavolo tecnico dalla vicegovernatrice della Regione Siciliana Mariella Lo Bello. L’appuntamento è per lunedì 31 ottobre alle 12, a Palermo. Sul caso sono intervenute anche le segreterie provinciali di Catania Slc-Cgil e Fistel-Cisl: «La difficile vertenza delle lavoratrici e lavoratori del call center finalmente registra una prima convocazione della Regione – dicono – In quell’occasione si cercherà di trovare soluzioni rapide per la salvaguardia occupazionale e della continuità lavorativa».

Ma c’è anche spazio per la polemica. Quella nei confronti dell’amministratore delegato della Qè, Mauro De Angelis. Che, intervistato da un telegiornale locale, ha criticato l’operato dei sindacati. «La Dm Contact era interessata all’affitto del ramo d’azienda per i contratti che ci sono (Enel e Wind) e si ripartiva dalla stessa sede. Il sindacato ha detto di no». A queste affermazioni, però, i sindacalisti scelgono di rispondere. «Lui scarica le colpe della sospensione delle commesse sui lavoratori e sul sindacano – dichiarano – Sarebbe interessante conoscere quale sia stata in questi anni la condotta aziendale che oggi raccoglie un clamoroso insuccesso».


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A manifestare al governo le preoccupazioni dei quasi 600 lavoratori dei capannoni di Paternò era stata la deputata Pd Luisa Albanella. Alla quale adesso risponde il ministero dello Sviluppo economico, dando «la propria disponibilità» a fare arrivare sul piano nazionale «una vertenza seguita a livello locale»

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