La Sicilia sprofonda nuovamente nelle sabbie mobili di un terremoto giudiziario e politico che rischia di travolgere i vertici di Palazzo d’Orléans, in primis Renato Schifani. L’inchiesta su presunti episodi di corruzione, che vede coinvolto Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione ed ex consulente giuridico del governatore, ha fatto saltare gli argini della convivenza politica […]
Foto pagina Facebook Nino Minardo
«Bisogna cambiare»: il siluro di Minardo gela Schifani e scuote il centrodestra
La Sicilia sprofonda nuovamente nelle sabbie mobili di un terremoto giudiziario e politico che rischia di travolgere i vertici di Palazzo d’Orléans, in primis Renato Schifani. L’inchiesta su presunti episodi di corruzione, che vede coinvolto Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione ed ex consulente giuridico del governatore, ha fatto saltare gli argini della convivenza politica nel centrodestra. Le opposizioni all’Assemblea Regionale Siciliana sono insorte compatte, gridando apertamente alla fine politica di un sistema e chiedendo le dimissioni del presidente Schifani. Il ciclone giudiziario, arricchito da intercettazioni, microspie e dettagli investigativi sui flussi di denaro, ha offerto il destro a una offensiva parlamentare senza precedenti.
Il siluro di Minardo e l’ombra del rinnovamento
A rendere la situazione incandescente non sono soltanto gli attacchi delle minoranze, ma i sussulti interni alla stessa maggioranza di governo. Le dichiarazioni del commissario regionale di Forza Italia in Sicilia, Nino Minardo, hanno suonato come un severo richiamo e un autentico avviso politico per Schifani. «Bisogna cambiare» è il diktat imposto dal vertice azzurro, che ha invocato una proposta politica completamente nuova e un radicale cambio di passo per evitare che il partito e l’intera giunta arrivino logorati alle prossime scadenze amministrative. Sebbene da Palazzo d’Orléans si sia cercato di spegnere l’incendio parlando di chiarimenti telefonici, il malessere interno a Forza Italia certifica che la pax istituzionale è ormai compromessa.
Tangenti, dossier sulle rinnovabili e il peso degli scandali
L’inchiesta della procura di Palermo, che nei prossimi giorni vedrà i nove indagati comparire davanti al gip, ha svelato un presunto sistema opaco legato a parcelle fittizie, mazzette nascoste nei cappotti e denaro occultato nei meccanismi degli orologi a pendolo, focalizzandosi sui dossier caldi delle autorizzazioni per le energie rinnovabili e l’eolico. Il coinvolgimento di figure chiave vicine al cerchio magico del potere regionale ha alimentato le accuse di cecità politica. Per le opposizioni, il governatore Schifani si sarebbe circondato di persone inadeguate, perdendo il controllo politico dell’amministrazione e delegittimando l’intera autonomia siciliana di fronte ai cittadini.
Verso un epilogo anticipato?
Mentre la maggioranza tenta faticosamente di blindare la manovrina di bilancio per tamponare l’emergenza finanziaria e sociale, il clima nell’Isola è quello di una resa dei conti imminente. La richiesta di voltare pagina avanzata dai vertici azzurri, unita all’implacabile pressione delle opposizioni parlamentari, disegna il quadro di una legislatura ormai giunta al capolinea morale. L’era Schifani, scossa dai fantasmi della corruzione e dalle crepe insanabili della coalizione, rischia di chiudersi anzitempo sotto il peso insostenibile di un’indagine che promette nuovi e dirompenti colpi di scena giudiziari.