Senza casa si rivolgono a Lorefice per fermare sgomberi «Assuma ruolo di mediatore con l’amministrazione»

Due richieste, una concreta e una simbolica, rivolte dai senza casa a monsignor Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo: assumersi il ruolo di mediatore con le istituzioni cittadine per  la costituzione di un tavolo con le istituzioni che trovi una soluzione per l’interruzione degli sgomberi e dedicare a tutti i poveri la celebrazione della messa di Palazzo delle Aquile in onore di Santa Rosalia, perché sia i palermitani che i migranti soffrono le conseguenze della povertà, prima di tutto della mancanza di una casa. Lunedì le famiglie leggeranno una lettera aperta al vescovo, e poi gli consegneranno la missiva.

A rappresentare i senza casa sono il Comitato 12 luglio e il Sunia, il sindacato degli inquilini, che hanno deciso di rivolgersi alla Curia dopo  – dicono – essere stati ignorati dal Comune di Palermo. Una storia che affonda le radici nel tempo, ma che in questi giorni si è complicata, portando a un clima di teso confronto con il Comune, come spiega Toni Pellicane, storico rappresentante del Comitato 12 Luglio: «Da diversi mesi – racconta a Meridionews – l’amministrazione comunale ha stabilito un piano di sgomberi che coinvolgono circa seicento nuclei familiari. Circa venti giorni fa sono state notificate 27 ordinanze di sgombero ad altrettante famiglie che abitano in una vecchia scuola che fu occupata circa tre anni fa, la ex Francesco Crispi nel quartiere Cep. Tra le persone che abitano lì ci sono anche i genitori di un bambino che ha una malattia molto grave, che a gennaio scorso ha incontrato monsignor Lorefice e per il quale il sindaco – dice Pellicane – si è impegnato a trovare una soluzione». 

Il Comitato 12 luglio e il Sunia, sono intervenuti per provare a scongiurare lo sgombero: «Abbiamo preso immediatamente contatto con l’amministrazione – ripercorre Pellicane – senza avere risposta. Abbiamo saputo che lo sgombero era programmato per il 7 luglio, ma lo siamo venuti a sapere il giorno prima della data in cui era programmata la seduta straordinaria del Consiglio comunale per parlare proprio di questa situazione. L’indomani siamo comunque andati alla seduta di Sala delle Lapidi, convocata con oltre due mesi di ritardo». 

Pellicane è critico con la Presidenza del Consiglio comunale: «Il consiglio doveva riunirsi mercoledì 6 luglio. Martedì 5 abbiamo saputo che la seduta sarebbe slittata a giovedì 7 luglio. Ma proprio quel giorno, mentre eravamo sotto Palazzo delle Aquile, ci viene comunicato che la seduta è saltata perché l’assessore Agnese Ciulla, come era giusto che fosse, era impegnata con le operazioni di sbarco dei migranti, arrivati proprio quel giorno. Chiaramente non abbiamo nulla da ridire su questo. Ci chiediamo, però, se l’amministrazione abbia  saputo la mattina stessa dell’arrivo della nave. Crediamo di no, si tratta dell’amministrazione della quinta città d’Italia. Sapevano tutti benissimo che l’assessore non ci sarebbe stato, si sono creati un alibi per ridurre la seduta a una riunione di pochissimo tempo».

Una seduta a ranghi ridotti, insomma, rispetto a quella che i senza casa si aspettavano, durante la quale, comunque, qualcosa è successo: «Abbiamo chiesto ai consiglieri di intervenire per scongiurare lo sgombero che si sarebbe dovuto fare il giorno dopo. L’aula ha approvato un ordine del giorno chiedendo all’amministrazione attiva di sospendere lo sgombero. A questo punto i consiglieri del Mov139, Aurelio Scavone e Alberto Mangano, ci hanno comunicato di avere ricevuto un sms dal sindaco, che avvisava di avere predisposto la sospensione dello sgombero, ma solo fino al Festino». 

Tutto risolto? Nemmeno per sogno. Il messaggio del primo cittadino non è piaciuto affatto ai senza casa: «Abbiamo interpretato questo sms come un voler prendere tempo fino al Festino per evitare all’amministrazione problemi durante le celebrazioni, ma se lo sgombero lo vorranno fare dopo nessuno lo potrà impedire». Da qui la richiesta all’Arcivescovo: «Monsignor Lorefice ha dimostrato sensibilità sul tema dei senza casa: a una settimana dall’insediamento, infatti, ha contribuito a risolvere un problema che si trascinava da due anni, quello delle famiglie che occupavano i mini alloggi in via Castellana.  La richiesta di sgombero è stata ritirata e garantito così, per il tempo possibile, un tetto sulla testa a queste famiglie».

Pellicane, infine, tiene a precisare che nella richiesta di dedicare la messa a Palazzo delle Aquile ai poveri, non c’è nessuna critica alla scelta di dedicare il Festino all’accoglienza: «Non contestiamo in alcun modo il fatto che Santa Rosalia sia la Santa dell’accoglienza, ma crediamo sia anche la Santa di tutti i poveri, palermitani e migranti. Per altro, tra questi ultimi, ci sono tanti senza casa che condividono le nostre lotte insieme a noi».


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