Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Con il Napoli un Palermo in chiaroscuro

L’immagine del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, figura tirata in ballo molto spesso per analizzare un risultato di parità, può essere associata anche alla gara che il Palermo ha perso ieri sera contro il Napoli. Da quale inquadratura va osservato il ko con i partenopei? Prevale il senso di consolazione determinato dal fatto di avere perso con un solo gol di scarto (realizzato, peraltro, su un rigore discutibile) contro una delle squadre più forti del campionato o la consapevolezza di essere stati totalmente in balia dell’avversario sul piano del gioco? Il punto interrogativo resta e anche la reazione scissa dei tifosi al triplice fischio (i giocatori sono stati fischiati e contestati dalla Curva Nord Inferiore, motore trainante delle iniziative anti-Zamparini, ma applauditi dalla Tribuna Montepellegrino) non aiuta a sciogliere il nodo. In questi casi, l’enigma si risolve dicendo che sul piatto della bilancia vanno messi sia gli aspetti positivi che quelli negativi.

Il primo Palermo di Novellino ha dei motivi per cui sorridere. La squadra, entrata in campo con un eccessivo timore reverenziale nei confronti degli uomini di Sarri, nella ripresa ha tenuto testa all’avversario (complice il passaggio dall’iniziale 4-3-2-1 ad un 4-1-4-1 leggibile in fase offensiva come un 4-3-3 con Vazquez falso centravanti) mostrando anche dei segnali incoraggianti dal punto di vista dell’organizzazione difensiva. Anche la condizione atletica è un fattore da inserire tra le note liete. Contro il Napoli tutte le squadre sono costrette a disputare partite particolarmente dispendiose e il fatto che i rosanero abbiano retto fino all’ultimo l’urto della corazzata azzurra autorizza un certo ottimismo. Meritano un like anche le prestazioni di qualche singolo. Oltre a Sorrentino, che ha limitato il passivo con una serie di ottimi interventi, nel secondo tempo è salito in cattedra il giovane Pezzella. L’esterno sinistro classe ’97, nato a Napoli e tifoso della squadra della sua città, ancora una volta ha impressionato favorevolmente per l’intraprendenza con la quale ha agito nella sua fascia di competenza e il triplo dribbling nella propria metà campo su Insigne, Higuain e Hysaj resterà per sempre nel pantheon del suo repertorio.

Gli aspetti positivi non mancano ma non bastano a spostare l’ago della bilancia dalla parte con il segno «più». Il peso è sbilanciato ancora dalla parte opposta. La squadra ieri sera non ha quasi mai tirato in porta (al netto di una conclusione di sinistro di Vazquez deviata in angolo da Reina nel primo tempo) e ha sofferto tremendamente il palleggio degli ospiti, assoluti padroni del campo per lunghi tratti dell’incontro. Il tasso tecnico dei partenopei non è paragonabile a quello del Palermo ma anche il match di ieri ha ribadito che i rosanero faticano a costruire delle azioni manovrate. E’ vero, una formazione chiamata a salvarsi deve badare più alla sostanza che all’estetica ma un gioco più fluido e più ordinato non guasterebbe. La squadra, obiettivamente, ha un livello qualitativo piuttosto basso e Novellino (che non ha la bacchetta magica) non può trasformare improvvisamente un collettivo con dei limiti strutturali e dei difetti che si porta dietro dall’inizio della stagione.

Dove intervenire? Il secondo tempo della gara di ieri è già un buon punto di partenza. I rosa dovranno proseguire il loro cammino consapevoli che non incontreranno sempre squadre come il Napoli e che dalla prossima settimana inizierà di fatto un nuovo campionato. Un mini-torneo introdotto da due trasferte consecutive (le gare contro Empoli e Chievo intervallate dalla sosta) contro squadre più alla portata. Formazioni abbordabili, sulla carta, da affrontare in due partite in cui sarà fondamentale ottenere dei punti per legittimare le proprie ambizioni in chiave salvezza.

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