Un oroscopo, quello della settimana dall’11 al 17 maggio 2026, che vede tutto lo zodiaco animato dalla Luna. Che sembra parlare la lingua della concretezza. Vediamo come, segno per segno, nell’approfondimento della nostra rubrica zodiacale. Ariete Il cielo, per voi Ariete, in questa settimana dall’11 maggio segna quell’ascesa tanto cercata dai pianeti: con un oroscopo […]
Mafia, maxi sequestro da 1,5 milioni Sigilli ai beni del boss Gulio Caporrimo
I carabinieri del nucleo investigativo di Palermo hanno sequestrato beni dal valore complessivo di un milione e mezzo di euro a Giulio Caporrimo, 46 anni, capo della famiglia mafiosa di Tommaso Natale e San Lorenzo, arrestato il 29 novembre 2011. Il provvedimento è stato emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale. I sigilli sono scattati per un locale in viale Strasburgo, in affitto in questo momento a un noto bar della zona – che non ha alcun collegamento con l’operazione -, utilizzato per la produzione di pasticceria e rosticceria per esercizi commerciali nel capoluogo siciliano. Sequestrati, oltre ai locali, anche gli arredi e le attrezzature.
Caporrimo è stato arrestato a fine 2011 nell’ambito dell’operazione Hydra. Un blitz interforze che mirava a decapitare il gruppo criminale di San Lorenzo da lui guidato. Nonostante fosse uscito dal carcere appena un anno prima. Tra le attività principali del clan c’erano le estorsioni a noti bar e ristoranti palermitani, agenzie immobiliari ed imprese edili. In quel momento l’attività ufficiale di Caporrimo era la gestione di una lavanderia industriale, la Oscar in via Partanna Mondello. A marzo si è celebrato il processo d’appello che si è concluso con una sentenza a 150 anni di carcere per i 17 imputati. La pena più alta, dieci anni, è toccata proprio a Caporrimo.
Un vero capo, con un peso non indifferente all’interno di Cosa nostra palermitana. Che gli deriva anche dalla vicinanza a Sandro Lo Piccolo, figlio del boss Salvatore. La lavanderia di Caporrimo sarebbe stata anche tra le basi del clan. Fino a quando a prendere il potere non è stato proprio l’ex fedelissimo. Tanto potere da intrattenere rapporti con la criminalità organizzata anche non siciliana – in Campania e in Puglia – e da convocare uno dei maggiori summit di Cosa nostra degli ultimi anni – almeno tra quelli noti agli investigatori – al ristorante villa Pensabene, a San Lorenzo.