Certificati falsi per pensioni d’invalidità Il capo: «Gli rompiamo il cu.. allo Stato»

«Lo Stato mi deve campare». Non pensando di essere intercettato dalle cimici degli investigatori Giuseppe Cinà, arrestato nell’ambito dell’operazione “Malati immaginari”, eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Palermo, spiegava la sua filosofia di vita. «…non voglio lavorare più – diceva al suo interlocutore -, e potevo lavorare… io non lo voglio, io, la pensione, lo Stato mi deve campare! Io il muratore facevo, facevo il barista…».

Privilegi ottenuti falsificando documenti e certificati medici e che il capo della banda, sgominata dagli investigatori e accusata di aver messo a segno 25 truffe ai danni dell’Inps per un valore complessivo di 1,5 milioni di euro, riservava anche alle persone a lui vicine. Così parlando al telefono con la sua amante la rassicurava. «… tu devi prendere 800 euro al mese – diceva -. Ci arriveremo, stai tranquilla … Tu la prostituta non la fai. Tu sei l’amante mia e camperai come dico io, hai capito?».

Il perno dell’organizzazione era lui. E a Cinà occorreva rivolgersi per essere sicuri che le pratiche andassero a buon fine. «Alla fine che consiglio mi dai?» gli chiedeva una donna al telefono. «Se tu mi ascolti, io te la posso riattivare di nuovo (la pensione, ndr) – assicurava l’indagato -. Se non mi dai retta, tu pensione non ne prendi più». Ma perché l’iter non subisse intoppi occorreva oliare bene la macchina. Serviva pagare. E bene. «Hai soldi? Io ti aiuto» diceva alla sua interlocutrice, che chiedeva: «Ma quanti soldi?». «Ma perché sei tu – rispondeva -, perché ti voglio bene 500 euro e ti faccio… So quello che ti devo fare io, nel giro di quattro cinque mesi la prendi di nuovo…».

«Ci vogliono i soldi e si fanno… – diceva ancora Cinà – e lo facciamo subito… e gli rompiamo di nuovo il c… allo Stato. Se non ci sono “i fiorini” non si può fare niente. Hai capito? Se dici sì domani mattina fai scendere le tessere e il codice fiscale e lo prepariamo subito».

Ma senza il denaro la macchina non andava avanti. «Ma novità di Luigi ne hai?» gli chiede una donna al telefono. «Mi devono dare i soldi, senza non faccio più niente! Ci vogliono altri 700 euro». Pagamenti in anticipo ovviamente. «Le visite va bene, per i certificati ci devono dare i piccioli». Una volta che il “debito” era onorato l’iter era veloce. «Ho parlato con chi dovevo parlare sempre là dentro all’Inps – dice Cinà -. Dice: “Portami i certificati che te la faccio riattivare nel giro di tre mesi… e domani devo andare a prendere i mille euro, i documenti e gli devo fare i certificati».


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Giuseppe Cinà, arrestato nell’ambito dell’operazione eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Palermo, intercettato dalle cimici spiegava alla sua interlocutrice la sua filosofia di vita. «...non voglio lavorare più e potevo lavorare... Lo Stato mi deve campare”. E alla sua amante promette: «… tu devi prendere 800 euro al mese. Tu la prostituta non la fai”.

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