Liste per le amministrative presentate ma giochi non ancora del tutto chiusi. Adesso la palla passa agli organi tecnici per superare un severo check-up legale. A occuparsene non saranno i municipi ma la Commissione elettorale circondariale (CEC), o una sua sottocommissione. L’organo è presieduto da un funzionario della prefettura ed è composta da membri designati […]
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Liste per le amministrative presentate. Adesso via alle verifiche su firme, documenti e fedine penali
Liste per le amministrative presentate ma giochi non ancora del tutto chiusi. Adesso la palla passa agli organi tecnici per superare un severo check-up legale. A occuparsene non saranno i municipi ma la Commissione elettorale circondariale (CEC), o una sua sottocommissione. L’organo è presieduto da un funzionario della prefettura ed è composta da membri designati dal consiglio provinciale (o organi commissariali) e dai rappresentanti dei partiti.
Cosa viene controllato?
Il controllo non è solo una formalità, ma una procedura che può portare all’esclusione di intere liste o singoli candidati. In prima analisi viene verificata l’autenticità delle firme. Stabilendo quindi che il numero di sottoscrittori sia quello richiesto dalla legge (variabile in base alla popolazione del Comune) e che le firme siano state regolarmente autenticate da un pubblico ufficiale. Tra i controlli ci sono quelli relativi ai requisiti dei candidati. Ossia controllo della fedina penale elettorale (Legge Severino). Viene verificato inoltre che non ci siano cause di incandidabilità, ineleggibilità o incompatibilità. In Sicilia, per le liste nei Comuni sopra i 5.000 abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi (circa il 66 per cento). Se la lista non rispetta questa proporzione, viene segata o riequilibrata d’ufficio (cancellando i nomi in eccesso). Viee verificato, infine, che i simboli non creino confusione con altri partiti già esistenti o non contengano immagini vietate.
I tempi: il cronoprogramma post-deposito
Adesso il calendario è serratissimo, per consentire la stampa delle schede nei tempi previsti. Entro 24-48 ore (30 aprile – 1 maggio), la Commissione circondariale deve terminare l’esame. Se riscontra irregolarità sanabili, come un documento mancante ma esistente, convoca il delegato della lista per integrazioni immediate. Entro stasera la commissione pubblica il verbale con le liste ammesse e quelle ricusate. Subito dopo l’ammissione, si procede al sorteggio pubblico per stabilire l’ordine di apparizione sulla scheda elettorale (chi sarà il primo a sinistra, chi l’ultimo, etc.). E a questo punto possono arrivare i ricorsi, perché, in caso di esclusione, i delegati di lista hanno tempi brevissimi (solitamente 48 ore) per presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Sicilia.
Il ruolo del TAR
Il TAR deve decidere in tempi record (3 giorni) per non bloccare le elezioni. Nella giornata della presentazione delle liste però, la fretta è stata la peggiore nemica. I rischi principali che rischiamo di vedere analizzati nei verbali di oggi sono le firme doppie, ossia elettori che hanno firmato per due liste diverse (vengono annullate entrambe) e la mancata autenticazione. Ossia moduli firmati ma non timbrati correttamente dal notaio o dal funzionario incaricato. Cui si aggiunge, inevitabilmente, il problema della carenza di documenti, come ad esempio la mancanza del certificato di godimento dei diritti politici di un candidato. A breve avremo finalmente l’elenco definitivo dei candidati. Solo allora i tipografi potranno far partire le rotative per le migliaia di schede che i siciliani riceveranno il 24 e 25 maggio per poter esprimere il proprio voto.