Bike festival, tour guidato di villa Bellini Un tempo tra i giardini più belli d’Italia

Un tour guidato del giardino Bellini per conoscere la storia di uno dei luoghi simbolo della città di Catania. A organizzare l’appuntamento lo staff del Catania Bike Festival ospitato al suo interno. «Abbiamo registrato una buona partecipazione tra turisti e cittadini anche se ci aspettavamo di più», commentano. La passeggiata inizia dall’ingresso più antico di villa Bellini, quello posto sul versante sud. «Quest’area è stata realizzata dal principe Ignazio Biscari nel ‘700 come giardino privato della sua abitazione – spiega la guida al gruppo che si è formato intorno a lei – pare che ci fossero molto agrumi poi destinati alla vendita». Il sito è noto come il Laberinto e nei secoli successivi è stato considerato uno dei luoghi più caratteristici d’Italia e dell’Europa da parte dei grandi viaggiatori.

«Nel 1854, alla morte del principe Biscari, gli eredi lo vendettero al Comune», prosegue la spiegazione attraverso il viale degli uomini illustri. Nel gruppo di dieci persone c’è chi domanda dei costi e delle conseguenze di quell’atto di vendita, mentre qualcuno si ferma a scattare una fotografia al mezzobusto di Stesicoro, Luigi Capuana o Mario Rapisardi. Alcuni di questi monumenti hanno i segni dei pennarelli con i quali sono stati vandalizzati che si aggiungono alle tracce di deterioramento dovute alle intemperie. Poco dopo una fontana, un ragazzo del gruppo nota una nuova giostra per bambini. «C’è da poco, l’ha installata il Comune».

Il tour prosegue in direzione nord e qualche scorcio offre anche la vista dell’Etna. Nella parte più bassa della villa, ammirata anche dal ponticello che unisce i versanti est e ovest del giardino, la guida spiega la ragione che sta dietro alla presenza dei tre viali paralleli. «Spesso, con l’abitudine, nemmeno ci accorgiamo della presenza di tre corridoi e scegliamo di percorrerne uno o un altro senza pensarci – premette – Nell’Ottocento i tre spazi erano severamente distinti perché il primo viale poteva essere percorso solo dalle carrozze, il corridoio di destra era per gli uomini a cavallo e quel di sinistra per i pedoni». «È bellissimo riuscire a vedere oggi quello che c’era qui una volta, anche solo con una spiegazione», commenta lo sportivo francesce Vincent Hanrion, uno dei più entusiasti del gruppo. Presente al festival come ospite per l’associazione Cinécyclo, continua: «Questo giardino è meraviglioso sia nella sua disposizione sia nella vista che offre, e per un turista è fantastico visitarlo con una guida».

«Questa è la parte più importante», annuncia la guida poco prima di arrivare al chiostro sull’area più alta. E, dopo averne spiegato le varie fasi urbanistiche, aggiunge: «All’inizio pare si fosse pensato di realizzare via Umberto in un’altra posizione, così chi si fosse sporto dai balconi della villa avrebbe visto direttamente il mare». «Purtroppo è andata diversamente», commenta un ragazzo dalla cadenza catanese. «Peccato, davvero», gli fa eco Hanrion col suo accento francese.

Il tour si conclude nella parte antistante la fontana centrale, quella che apre la vista a chi entra dall’ingresso su via Etnea. «Ci troviamo nel punto che, sempre nell’Ottocento, tagliava in due via Sant’Euplio. Di lì a poco, però, la città iniziò a espandersi e si cercò di unirla meglio», spiega la guida. «Quando eravamo piccoli, noi catanesi ce lo ricordiamo bene, nella fontana c’erano i pesci rossi e venivamo qua a guardarli», racconta Alessio Marchetti di Lungomare Liberato. «Considerate che questa parte della villa ne ha viste di tutti i colori – chiude il tour la guida -, perché nel secondo dopoguerra è stata un accampamento, tra gli anni ’60 e ’70 un parcheggio, ed è stata chiusa al traffico solo negli anni ’90».


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