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Frana Niscemi, Protezione civile: «Conosciuta dal 1790, si poteva fare di più». Musumeci: «Rischio strutturale»

«È una frana che si conosce dal 1790 ed è registrata nel 1997, quindi a memoria d’uomo: evidentemente qualche cosa di più si sarebbe potuto fare». Sulla situazione a Niscemi non usa mezzi termini Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, in audizione in commissione Insularità. Facendo anche un resoconto dell’attuale monitoraggio portato avanti insieme all‘Ingv e all’Autorità di bacino. Ancora una volta la conferma che quella in corso – con oltre 1600 cittadini sfollati – non doveva essere un’emergenza. Seppure a determinare la situazione attuale sia stata, secondo Ciciliano, una condizione meteo eccezionale. E, a sorpresa, a smentire l’emergenza è lo stesso ministro per la Protezione civile Nello Musumeci. Che, da presidente della Regione Siciliana uscente, dichiara oggi al Senato: «Il rischio frane in Sicilia non è emergenziale ma strutturale».

Piogge e onde da record

«I venti di scirocco e levante hanno superato anche i 120 chilometri orari sui bacini del basso Tirreno e sullo Ionio – continua Ciciliano -. Si potrebbe ritenerlo un evento raro o estremo perché i tempi di ritorno sono pluridecennali». Tra i numeri snocciolati dal capo della Protezione civile nazionale, ci sono le onde tra i 6,5 e i 10 metri, «sufficienti a generare mareggiate distruttive su infrastrutture costiere vulnerabili». Il record va al tratto di mare al largo tra Portopalo e Malta con un’onda da 16,66 metri alle 14.30 del 20 gennaio. E anche le piogge sarebbero state, in alcune zone, con una eccezionale concentrazione. Con 519 millimetri di pioggia caduti a Messina: «Numeri che corrispondono più o meno alla quantità media di 7-8 mesi per quelle zone – continua Ciciliano – e i tempi di ritorno che sono stati registrati per questo tipo di precipitazioni variano da 200-500 anni».

L’informativa di Musumeci al Senato

Un meteo estremo, ma su un territorio già fragile. Pericolosità conosciuta da tutti, come conferma il ministro ed ex governatore siciliano Nello Musumeci, durante la sua informativa al Senato. «Secondo i dati 2024 dell’Ispra, circa 9 Comuni su 10 in Sicilia presentano aree ad alto rischio frane – dice -. Come nel resto d’Italia, dove oltre il 94 per cento dei Comuni ha territori con rischio idrologico, valanghe ed erosione costiera». Mal comune, colpe diffuse, insomma. E Musumeci, appunto, rifiuta di accollarsi le colpe e «fare da copertura di chi, dal 1997, doveva intervenire a Niscemi». Lamentando «una campagna in malafede – dice – con sciacalli in giacca e cravatta». L’ex governatore ricorda, inoltre, un parere dei tecnici della commissione tecnico-specialistica regionale che, «già nel 2005, dicono che il complesso franoso di Niscemi ha dimensioni e caratteristiche per cui è impossibile pensare a interventi per la stabilizzazione definitiva dei versanti. Come dire “Non possiamo bloccare più la frana“».

I numeri del governo Meloni

Dal locale al nazionale – e da un ruolo passato all’attuale -, Musumeci sottolinea come a scagionare l’attuale governo sarebbero innanzitutto le buone intenzioni: «Il governo Meloni ha indicato per la prima volta la prevenzione come strategia politica nazionale», spiega. Principio a cui sono state affiancate alcune misure: «Sulla materia della prevenzione contro il rischio idrogeologico sono in fase di realizzazione oltre 700 milioni di euro solo col dipartimento Casa Italia». Sul fronte antisismico, invece, il ministro parla di una programmazione di 2 miliardi di euro negli ultimi tre anni. Con interventi in corso da 600 milioni per le infrastrutture pubbliche. E pure «100 milioni per le isole minori, terre abbandonate da molti governi», sottolinea Musumeci. Per poi rimandare i conti ai mittenti locali: «La protezione civile ha messo a disposizione delle Regioni un miliardo e 200 milioni dei fondi Pnrr».

La situazione aggiornata a Niscemi

Al momento, intanto, sono 1.606 gli sfollati dalla zona rossa di Niscemi, nel Nisseno, a seguito della doppia frana di gennaio. Con 880 edifici a rischio: 201 a meno di 50 metri dal fronte frana, 240 tra i 50 e i 100 metri e 439 tra i 100 e i 150 metri. Mentre anche il resto del paese rimane isolato, con la chiusura delle strade che collegano alla statale Catania-Gela. Per realizzare dei percorsi alternativi sono a lavoro i militari dell’esercito del Quarto reggimento del Genio guastatori. Mentre i vigili del fuoco continuano ad assistere i cittadini nel recupero dei propri beni dalle case in zona rossa. Eccetto chi abitava entro 50 metri dalla frana: una zona del tutto inaccessibile. Previsto a partire dal 9 febbraio un campo base nel piazzale del cimitero, per traslochi più corposi e rapidi, evitando rischiosi viaggi multipli.


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