Al ritmo del Ramadan, tra i 3 mila disperati del Centro immigrati Cara di Mineo

Le notizie ch provengono dal Cara – il Centro di accoglienza immigrati di Mineo, in provincia di Catania – sono sempre centellinate. Se Lampedusa (visitata di recente da Papa Francesco) è quasi sempre al centro delle cronache degli sbarchi di clandestini – ed è anche logico, trovandosi al centro del Mediterraneo, tra il Continente africano e l’Europa – la “Città degli immigrati” di Mineo gode, invece, alla fine, di un ‘invidiabile’ silenzio.

Del resto, entrarci non è facile. Anzi. Il Cara è presidiato dalle forze dell’ordine. Per accedervi servono autorizzazioni. E occorre, soprattutto, una buona dose di curiosità. E, perché no?, anche un po’ di coraggio e un po’ di ‘stomaco’. (a sinistra, foto del Cara di Mineo, tratta da ilsettemezzomagazine.it)

Le notizie, lo ripetiamo, sono scarne. In effetti, se ci facciamo caso, gli immigrati fanno notizia quasi sempre in due casi: quando arrivano – a Lampedusa, ma anche lungo le coste della Sicilia sud orientale – e quando esplodono le proteste da parte degli stessi immigrati. Questa seconda eventualità va in scena, di solito, quando questi esseri umani – uomini e donne – intrappolati in questi ‘Centri di accoglienza’ (i lettori ci perdonino, ma non riusciamo a trovare una parola più appropriata di ‘intrappolati’) non ne possono più di vivere come le sardine sotto sale ed esplodono tra proteste, fughe e, qualche volta, anche con incendi.

In questo momento – così dice radio tam tam – si sussurra che, nella ‘Città degli immigrati’ di Mineo ci sarebbero circa 3 mila ospiti. Si racconta che, nei giorni scorsi, ne sarebbero stati tradotti circa 150 non identificati (quindi non foto segnalati dalla Polizia). Appena sono arrivati in pullman al Centro di Mineo sarebbero scappati in tanti… Per la felicità di chi li vorrebbe tutti liberi (alla faccia dei leghisti…).

A quanto si racconta, uno dei fuggitivi si sarebbe lanciato dal tetto del pullman. Dopo la botta non riusciva più a rialzarsi. Insomma, si è fatto male. Tant’è vero che sarebbe stato trasportato con l’ambulanza.

In questi giorni di Ramadam la situazione, stando sempre a indiscrezioni, sarebbe anche peggiore dell’ordinario per chi è chiamato a gestire gestire il Centro.

Stando sempre alle notizie frammentarie che arrivano da Mineo, sono in tanti a chiedersi, forse non senza qualche buona ragione: gli ospiti delle tante etnie che trovano ospitalità in questa ‘Città degli immigrati’ vengono preventivamente controllati dal personale medico?

La domanda non sembra oziosa, perché, stando sempre alle indiscrezioni, tra questi ospiti non mancherebbero i siero positivi. Scoprirlo quando è troppo tardi non è certo un fatto positivo….

Lavorare nel Centro di accoglienza immigrati di Mineo – così si sussurra – non è facile. I dipendenti del Cara, qualche volta, se non spesso, si prendono sputi, piatti di pasta in faccia, persino minacce.

Quanto agli ospiti, tra di loro non vanno quasi mai d’amore e d’accordo. Non mancano le risse. Fenomeni accentuati anche dalle condizioni di vita piuttosto restrittive.

Gli uomini delle forze dell’ordine fanno l’impossibile per scongiurare problemi. Ma non sempre ci riescono. Spesso – e i lettori ci perdonino il gioco di parole – hanno l’ordine di mantenere un ordine che risulta impossibile da mantenere. (a sinistra, foto tratta da migrantes.it)

Ma chi sono gli ospiti del Cara di Mineo? Tra questi c’è una netta minoranza di immigrati che chiede al nostro Paese asilo politico. Uomini e donne che sono fuggiti dai loro Paesi di origine perché perseguitati.

Si tratta, come già accennato, di un’esigua minoranza. La maggior parte degli ospiti del Centro è rappresentata da immigrati che arrivano da tanti Paesi del mondo. Uomini e donne con usi e costumi diversi, che si ritrovano a vivere negli stessi spazi. E forse questo qualche volta è un problema.

 


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