L’aperitivo/ Napolitano celebra Garibaldi, ma dimentica il sangue del Sud

Oggi si è celebrato il trionfo della retorica. A Caprera, splendida isola della Sardegna, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha elogiato le gesta di Giuseppe Garibaldi e la ‘gloriosa’ storia risorgimentale. L’occasione, l’inaugurazione del Memoriale (una sorta di museo multimediale in onore del ‘capobanda’ dell’impresa dei mille) che chiude le celebrazioni del 152esimo dell’unità d’Italia.
Purtroppo, Napolitano, che pure dovrebbe essere un meridionale, non ha fatto nessun riferimento al prezzo che il Sud Italia ha dovuto pagare sull’altare di Garibaldi , di Cavour e di tutti gli altri fratelli massoni.  Nessun riferimento al sangue versato nelle terre del Mezzogiorno d’Italia, per la conquista piemontese.

Questa parte di storia continua ad essere cancellata, dalle scuole, dai politici e da tutti i discorsi ufficiali. La storia negata.  Ma, noi, siamo convinti,  come ci ha insegnato George Bernard Show, che i fatti sono testardi e ritornano sempre. Quello che è accaduto non può svanire. E,  allora, proprio oggi, mentre si concludono le  sceneggiate celebrative sull’unità italiana, anche noi vogliamo dare un contributo, venendo incontro  a Napolitano, presidente di tutta la Repubblica italiana, fino a prova contraria. Il quale, con la solita eleganza, forse, non ha voluto rovinare la festa, menzionando il sangue del Sud. Lo aiutiamo noi, e a lui brindiamo con l’aperitivo di stasera: quella che è stata l’impresa dei mille lo facciamo dire a Garibaldi in persona:

“Ho la coscienza di non aver fatto male; nonostante, non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esservi preso a sassate da popoli che mi tengono complice della spregevole genìa che disgraziatamente regge l’Italia e che seminò l’odio e lo squallore là dove noi avevamo gettato le fondamenta di un avvenire italiano, sognato dai buoni di tutte le generazioni e miracolosamente iniziato”. E’ uno dei passaggi della lettera del 7 settembre 1868 con cui ‘l’eroe’ spiega perché si è dimesso da deputato del nuovo Regno d’Italia, “un mandato divenuto ogni giorno più umiliante”.
Speriamo il suo spirito abbia trovato pace: ciò che lui stesso definiva un male, oggi viene celebrato. Alla salute.
A.S.

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