Apotheke, un libro sul laboratorio dei veleni «Storia da raccontare, nel bene e nel male»

Ci sono le conclusioni dell’accusa, delle parti civili, delle difese; dati e i documenti, la ricostruzione di una vicenda giudiziaria importante per una città che a volte mostra di aver dimenticato quanto accaduto sei anni fa. «Manca la sentenza». È Apotheke. Il laboratorio dei veleni, volume sullo scandalo della gestione dei laboratori dell’ex facoltà di Farmacia. A scriverlo Santi Terranova, uno dei legali delle parti civili e di molte tra le presunte vittime che frequentavano la struttura universitaria.

La trama si sviluppa attraverso il punto di vista dell’avvocato Antonio Valenti – che riporta i racconti di accusa, difesa e parti civili – e di Giulia, giornalista ispirata a chi scrive. «Il libro, ovviamente, non contiene la sentenza perché è stato già scritto e verrà presentato alla città o il giorno prima o il giorno dopo». La decisione dei giudici dovrebbe arrivare per venerdì 17. La scelta di anticipare di pochissimo il risultato che verrà fuori dalla camera di consiglio non è un caso. «Questo libro non vuole interferire con il lavoro dei giudici – tiene a precisare Terranova – Consente al lettore, che fa parte del popolo italiano in nome del quale si legge la sentenza, di essere lui giudice».

Ad aiutare la lettura è una ricca appendice che contiene una lettera di Maria Lopes madre di una delle dottorande del dipartimento, Agata Annino – il memoriale di Emanuele Patanè che ha permesso l’avvio delle indagini, alcune delle perizie effettuate nel corso dell’incidente probatorio e alcuni articoli tratti da CTzen. «Offriamo tanto materiale», afferma il legale. A curare la prefazione è stato il giornalista de La Stampa Guido Ruotolo, mentre la quarta di copertina è stata realizzata dalla regista Costanza Quatriglio, autrice del film sulla vicenda Con il fiato sospeso.

«È una storia che va raccontata, nel bene e nel male», sostiene Santi Terranova. La vicenda Farmacia è legata in maniera imprescindibile al nome del legale. «È un capitolo della mia vita che mi è costato anni di sacrificio e sofferenze. E me ne sono occupato perché in questo mestiere ci credo».


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