Unict, pagamenti per chi fa ricerca e insegna Tra Cuda e rettore, a decidere sarà il CdA

Un’assemblea partecipata da moltissimi ricercatori dell’ateneo di Catania è quella che si è svolta ieri mattina alla cittadella universitaria con il rettore Antonino Recca. Un incontro per discutere insieme su una problema importante: il pagamento dell’insegnamento dei ricercatori. Non è garantito nel bilancio d’ateneo perché i soldi del Fondo di finanziamento ordinario non sono sufficienti e per l’anno prossimo è previsto un ulteriore taglio di circa otto milioni di euro. E allora si è cercato di discutere. Una soluzione vera e propria non è stata trovata, eppure sia il rettore che i ricercatori e docenti del Coordinamento unico d’ateneo si ritengono abbastanza soddisfatti. Nonostante le posizioni siano contrapposte – un diritto dovuto secondo i ricercatori, una concessione dell’università legata alla disponibilità economica dell’ateneo secondo il rettore -, «il mio impegno politico forte è quello di trovare le risorse per soddisfare le vostre richieste» è la promessa fatta dal Magnifico. E già l’incontro in sé, comunque, rappresenta un passo avanti, un tentativo di abbattere quel muro esistito fino a oggi tra gli organi d’ateneo e i membri del Cuda.

Ciò che emerso con certezza è che i soldi per pagare la didattica non possono essere presi dal fondo ordinario «forse dai fondi Pon o Por» fanno sapere dall’ufficio stampa d’ateneo. Le prospettive, poi, sono due: o vengono dati sotto forma di stipendio per la didattica – che è esattamente ciò che vogliono i ricercatori e cioè differenziare nettamente l’attività didattica da quella di ricerca – oppure verrebbero dirottati nel fondo per la ricerca, magari cambiando i criteri per l’assegnazione. Inserendo una voce per la produttività didattica, finora non contemplata. Potrebbe accadere, infatti, che un ricercatore abbia fatto meno attività di ricerca ma tanta didattica: senza nuovi criteri di assegnazione, rischierebbe di trovarsi tagliato fuori dai fondi per l’uno e per l’altro campo. Ma i ricercatori dell’università – e non solo quelli legati al Cuda – non sono proprio convinti di questa opzione. «Il nostro è un diritto e sui diritti non si tratta» dichiarano. E, nell’attesa di capire qual sarà l’esito del ricorso al Tribunale amministrativo regionale contro il regolamento «per gli affidamenti e i contratti per esigenze didattiche», continuano a chiedere un regolamento ad hoc che preveda la retribuzione sin dal primo credito formativo, nonché una voce in bilancio specifica e il riconoscimento economico-giuridico per l’insegnamento.


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