La storia del governo Schifani: pesi politici e scossoni giudiziari dei primi tre anni di mandato

Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani si prepara al rimpasto di giunta. Tanto atteso, quanto richiesto. E vigilato. Specie per quanto riguarda un eventuale ritorno della Dc, dopo la cacciata legata all’inchiesta-scandalo. Tranciante la critica del capogruppo del Mrs all’Ars Antonio De Luca: «Schifani mette all’ultimo posto i bisogni dei siciliani per consentire al suo disastrato esecutivo di continuare a galleggiare – dice in una nota -. Sarebbe altrettanto inaccettabile se, come tanti segnali lasciano supporre, riaprisse le porte del suo governo alla Dc. I siciliani si sentirebbero presi in giro, come spesso è avvenuto in questa fallimentare legislatura». Un momento cruciale, insomma, utile anche per guardare indietro, alla strada che lo ha portato fin qui dalle elezioni Regionali di settembre 2022. Una genesi dell’esecutivo: tra complesse dinamiche di potere, ragioni politiche e giudiziarie. Ma anche con un’aula alle prese con decadenze e frequenti cambi di casacca, e un assenteismo ormai imperante.

La giunta Schifani originaria e i primi aggiustamenti

C’è voluto un mese, dopo la proclamazione di Schifani nell’ottobre 2022, per avere la prima giunta. Un mese fitto di consultazioni tra i partiti della coalizione di centrodestra: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Democrazia cristiana e Popolari e autonomisti. Dodici assessori regionali: un mix di politici di lungo corso e figure tecniche. Ma i primi cambiamenti arrivano a meno di tre mesi dall’insediamento, con lo scambio tra Elvira Amata e Francesco Paolo Scarpinato, su Turismo e Beni culturali. In un clima di riorganizzazione interna alla delegazione meloniana.

Il biennio del cambiamento: sostituzioni e rimpasti

Il presidente della Regione Renato Schifani

Il 2024 e il 2025 sono stati anni cruciali per la tenuta dell’esecutivo, tra elezioni europee e vicende giudiziarie che hanno imposto a Schifani i primi interventi strutturali della storia del governo in corso. Uno degli avvicendamenti più significativi riguarda il forzista Marco Falcone, volato al Parlamento europeo nel luglio 2024. Al suo posto arriva Alessandro Dagnino, avvocato tributarista e docente universitario: un super-tecnico per una gestione professionale, e non politica, della cassa regionale.  Ma il 2024 vede anche lo scossone subito dall’Agricoltura, con Luca Sammartino che lascia l’incarico per un provvedimento di sospensione derivante da un’indagine giudiziaria. Dopo un periodo di gestione ad interim, arriva il docente Salvatore Barbagallo, che cede di nuovo il testimone a Sammartino, risolta la sua posizione cautelare.

Nello stesso periodo, agosto 2024, la giunta ha visto l’avvicendamento all’Ambiente tra Elena Pagana e la deputata Giusy Savarino, per una maggiore integrazione tra governo e attività parlamentare. Alla Salute, a inizio 2025, Volo viene sostituita da Daniela Faraoni, manager con una lunga carriera nella sanità pubblica. Ad aprile, a seguito di una vicenda giudiziaria non ancora conclusa, sin conclude anche l’esperienza di Di Mauro all’Energia, passando il testimone al collega d’area autonomista Francesco Colianni.

La svolta a fine 2025: la rottura con la Dc

L’evento politicamente più traumatico della legislatura si è verificato a novembre 2025. Con le inchieste che hanno coinvolto – o anche solo lambito – esponenti della Democrazia cristiana, il presidente Schifani opera una scelta di netta discontinuità. Così revoca le deleghe assessoriali ai due rappresentanti dello scudocrociato: Andrea Messina (Autonomie locali) e Nuccia Albano (Famiglia e Lavoro).  Un passaggio obbligato per tutelare la credibilità delle istituzioni e il principio della legalità, dice Schifani. Che assume su di sé le deleghe, insieme a quella per la Programmazione.

Le prospettive del rimpasto 2026

A un anno e mezzo dalla prossima competizione elettorale, il rimpasto in arrivo – previsto per questo mese di gennaio – ha evidentemente un scopo. Non tanto quello di dare stabilità amministrativa all’assetto regionale. Ma, piuttosto, di definire una possibile traccia del nuovo patto politico del centrodestra per la Sicilia del 2027. Che, appetiti individuali a parte, potrebbe essere deciso nei palazzi romani. Con buona pace dei siciliani.


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