Servizi informatici, i server tornano a Palermo Ingroia: «Da oggi autonomi». Tranne la Sanità

La Sicilia da oggi torna a essere «autonoma». I server dei sistemi informatici regionali, tenuti in ostaggio dall’ex socio Engineering, sono ora in possesso di Sicilia E-Servizi, la partecipata della Regione che gestisce la piattaforma telematica nell’Isola. Dopo l’ennesimo black out, un blitz dei tecnici dell’azienda fino in Valle d’Aosta, ha riportato nel capoluogo siciliano, in via Thaon de Revel, le memorie fisiche con i dati e gli applicativi per consentire il corretto funzionamento. Un’operazione portata a termine sotto la guida dell’amministratore unico Antonio Ingroia nel tentativo di chiudere la partita con l’ex socio privato che vanta ancora crediti, circa 114 milioni di euro, su cui è aperto un caso giudiziario. 

«Da oggi – ha esordito in conferenza stampa Ingroia – cominceremo a essere autonomi, non lo siamo ancora del tutto, ma lo saremo nel giro dei prossimi giorni». Per l’ex pm, infatti, quella di oggi è «una giornata storica per la Sicilia e i siciliani perché si è posto fine a una dipendenza intollerabile e inaccettabile. Un vero e proprio stato di soggezione – continua – da un socio privato che ha avuto un ruolo importante per l’avvio dell’informatica in Sicilia, ma che a un certo punto si è trasformato in un dominus dell’informatica siciliana con atteggiamento di prevaricazione e ricatto nei confronti dell’Isola inaccettabile». Il black out, in seguito alla decisione di Engineering di spegnere il server centrale, ha avuto come effetto la paralisi totale dei servizi: dagli sportelli sanitari, ai pagamenti fino alla pagina web. Due giorni quasi «catastrofici» per i siciliani che hanno pagato sulla propria pelle una «situazione paradossale, assurda, quasi criminale», dovuta al fatto che i servizi della Regione «anziché essere nella mano pubblica sono stati in quella privata». 

Secondo l’amministratore unico questo è quanto successo in questi anni, soprattutto durante «le gestioni precedenti della Regione, quando la parte pubblica non ha fatto la sua parte e ha consegnato le chiavi al socio privato». Da qui la decisione di recuperare fisicamente i server che si trovavano da anni in Valle d’Aosta, a Pont Saint Martin e che fra venerdì e ieri sono tornati a Palermo. L’ex socio, quindi, avrebbe dato tempo alla società fino all’11 dicembre per recuperare fisicamente i dati, quel giorno avrebbero voluto che si disattivassero tutti i sistemi ad eccezione di quelli legati alla Sanità, che rimangono di proprietà di Engineering. Tempi molto stretti, qualcuno ha pensato persino a una sorta di ricatto: «Non direi – ha aggiunto – semmai una soluzione prospettata per liberarsi del peso di questi servizi che loro dicono non essere remunerati dalla Regione. C’è un contenzioso ed è giusto che prosegua il suo iter, ma non è corretto che il disagio ricada sulle spalle dei cittadini». 

Secondo il direttore generale di Sicilia E-Servizi, Dario Colombo, presente all’incontro, i tempi imposti dal socio sono stati comunque «un po’ vessatori ma la nostra risposta è stata eccellente. E nei prossimi giorni – aggiunge – tutto dovrebbe andare a regime, finiremo il trasferimento dei dati e degli applicativi». Il rischio che il black out possa ripetersi in futuro, tuttavia, non si può dire scongiurato del tutto. Nelle mani dell’ex socio sono rimasti tutti i dati siciliani del settore della Sanità: se la Regione non dovesse pagare il debito, potrebbe ripetersi il black out che ha paralizzato l’Isola nei giorni scorsi. «Auspichiamo che questo scoglio si superi e che la Regione avvii il collaudo della piattaforma per consentire il trasferimento dei dati alla Sicilia al più presto. E, immediatamente dopo questo passaggio – ha concluso – provveda comunque al pagamento nei confronti di Engineering».


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