La «strategia predatoria» della 58enne accusata dell’omicidio dell’anziana prozia per l’eredità

«Una strategia palesemente predatoria». Ci sarebbe questo dietro una serie di azioni compiute dalla 58enne che è stata arrestata ieri con l’accusa di avere provocato la morte dell’anziana prozia Maria Basso ad Aci Castello, in provincia di Catania. Ne è convinto il giudice per le indagini preliminari Sebastiano Di Giacomo Barbagallo. Nel provvedimento con cui ha accolto la richiesta della sostituta procuratrice Michela Maresca degli arresti domiciliari per la donna, infatti, scrive che «emerge inequivocabilmente una strategia palesemente predatoria» che sarebbe stata messa in atto dall’indagata per «abusare dello stato di infermità della persona offesa».

Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’80enne sarebbe stata indotta a revocare la procura originaria per rilasciarla dell’indagata e a redigere un nuovo testamento in cui la 58enne è nominata erede universale. Nel vecchio documento firmato davanti a un notaio dall’anziana, l’intera eredità sarebbe stata devoluta ai Salesiani di Torino. Per questo, la 58enne è accusata anche di circonvenzione di incapace. La donna, difesa dagli avvocati Carmelo PelusoLino Rovetta si professa innocente e sarà sottoposta all’interrogatorio di garanzia mercoledì 28 febbraio.

Stando a quanto emerso finora nel corso delle indagini, partite dopo l’esposto di un cugino della vittima, tutto sarebbe iniziato in occasione della festa dell’80esimo compleanno di Maria Basso. Nella struttura in cui era ospite ad Asiago (in provincia di Vicenza, in Veneto) si sarebbe presentata, pure senza essere stata invitata, anche la pronipote che prima di quel momento non avrebbe avuto un rapporto frequente né intimo con l’anziana. Da lì in poi, per mesi, avrebbe invece mostrato «un attaccamento quasi morboso». Per l’accusa, avendo di mira il suo cospicuo patrimonio. Con un improvviso e lungo viaggio in macchina, la 58enne avrebbe portato la prozia fino ad Aci Castello per affidarla a una casa di cura. Alcuni giorni prima del decesso, avrebbe invitato l’anziana fuori a pranzo e le avrebbe fatto mangiare un piatto di spaghetti e un dolce. Cibi solidi che, a causa di una malattia invalidante che la costringeva ad alimentarsi solo con omogeneizzati, l’80enne non avrebbe potuto ingerire. Per questo, sarebbe finita in ospedale.

Per la procura di Catania, l’anziana sarebbe morta qualche giorno dopo per una polmonite ab ingesti. Un’infiammazione dei polmoni causata dall’ingresso di sostanze estranee (in questo caso, cibo) nell’albero broncopolmonare. Una ricostruzione rifiutata dalla pronipote, indagata e finita ai domiciliari con il braccialetto elettronico, che sostiene di avere dato all’anziana «tutte le cure di cui aveva bisogno» e di averle fatto mangiare «soltanto cibo spezzettato, come le veniva già somministrato nella casa di riposo in cui era ospitata».


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