Il mito del Graal

Ieri sera nell’auditorium dell’Ex monastero dei benedettini si è tenuta una conferenza del prof. Stefano Rapisarda su un tema decisamente affascinante come quello del Santo Graal, la mitica coppa in cui Cristo avrebbe bevuto durante l’Ultima Cena, prima di essere tradito da Giuda. L’evento si inserisce nella cornice del Festival dell’Antico, una serie di incontri organizzati dalla Facoltà di lettere e Filosofia sul tema del mito, visto in chiave passata e moderna.

 

Ad una gremita platea di curiosi, il prof. Rapisarda ha mostrato un proprio documentario realizzato grazie all’aiuto tecnico di Roberto Pirruccio, in cui si ripercorreva il mito del Graal grazie a contributi di varia natura comprendenti opere letterarie, musicali e, soprattutto spezzoni cinematografici. Scopo del video, quello di mostrare come autori di diverse epoche (da Chrétien de Troyes fino a Dan Brown) avessero trattato il tema nelle loro opere. Stupisce però come sia stato completamente omesso l’aspetto storico della reliquia, tralasciando ad esempio un’analisi delle varie società segrete che si pensa abbiano avuto a che fare con il Graal, come i Templari o i Rosacroce. Nessuna menzione è stata fatta anche riguardo i rapporti con la Chiesa o sulla simbologia mistica legata alla coppa.

 

Forse è questo il motivo che, nonostante il palpabile entusiasmo iniziale, ha portato la maggioranza degli spettatori ad abbandonare l’auditorium prima della fine della proiezione del documentario. “Mi aspettavo qualcosa di più” è stato il commento quasi unanime degli uscenti. Troppo lunghi gli spezzoni dei film citati e spesso incomprensibili le scelte (tra gli altri, Indiana Jones e l’Arca perduta, una parodia dei Monty Python) che non hanno certamente contribuito a tenere alta l’attenzione. Forse non è stato capito l’intento del relatore, o forse chi ieri sera è venuto ai Benedettini si aspettava di sentirsi raccontare qualcosa che ancora non sapesse sul mistero del Graal, ma che, in ogni caso, non pensava certo di andare al cinema.


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