Il dissesto di Catania stasera in onda su Report La clip in anteprima dell’inchiesta Mal Comune

Da Catania a Napoli, arrivando su fino a Torino. Tre grandi città, un male comune: il dissesto. Conclamato, atteso o prospettato. È questo il contenuto dell’inchiesta di Manuele Bonaccorsi che andrà in onda questa sera, a partire dalle 21.15, su Report e di cui MeridioNews offre un’anteprima in esclusiva. Con la collaborazione di Alessia Marzi e Ilaria Proietti, le telecamere di Rai 3 sono andate alla ricerca delle cause di buchi di bilancio milionari. E nel capoluogo etneo di motivi ce ne sono tanti. Li ha individuati, uno dopo l’altro, la sezione di controllo per la Regione Siciliana della Corte dei conti, e li hanno confermati i magistrati contabili di Roma, che lo scorso 7 novembre si sono pronunciati sul ricorso presentato dall’amministrazione comunale a firma del sindaco Salvo Pogliese.

Le motivazioni del default, però, vanno rintracciate nel passato e non nel presente. È il 2013 quando il Consiglio comunale vota il piano di riequilibrio pluriennale e stabilisce, di fatto, che Palazzo degli elefanti è in pre-dissesto. Il sindaco è, in quei giorni, Raffaele Stancanelli, che si affida al suo tecnico più esperto: il vicesindaco Roberto Bonaccorsi. La normativa sul tema è ancora fresca e l’amministrazione deve passare, di lì a pochi mesi, dal vaglio delle urne. Stancanelli, centrodestra, esce sconfitto. Al suo posto si insedia, di nuovo, Enzo Bianco, il primo cittadino della primavera degli anni Novanta. Quell’esperienza, però, non si ripete e le finanze comunali dolgono sotto più di un punto di vista.

C’è, in primo luogo, la questione Giuseppe Girlando: assessore al Bilancio che rimodula il piano di rientro nel 2016, poi si dimette e poco dopo si scopre che era indagato (attualmente è sotto processo) per tentata concussione aggravata. A seguire, la faccenda Massimo Rosso, ex ragioniere generale, che proprio nei mesi scorsi ha patteggiato una pena per corruzione. In questo clima movimentato arrivano le sferzate della magistratura contabile di Palermo e quelle di alcuni consiglieri comunali, che rimangono inascoltati. Uno di loro è Niccolò Notarbartolo, commercialista di mestiere ed ex Partito democratico, presto diventato opposizione alla giunta di centrosinistra.

È lui a fare da guida al cronista attraverso alcuni dei luoghi simbolo degli sprechi dell’amministrazione pubblica: la direzione Lavori pubblici ospitata in uffici in affitto per i quali il municipio paga oltre 800mila euro l’anno. Una sproporzione considerando che gli affitti attivi (cioè quelli che il Comune, invece, riscuote dai privati che usano i suoi immobili) ammontano a circa 120mila euro annui. Le telecamere si spostano poi all’ex mercato ortofrutticolo: «Una parte di esso – ricorda Notarbartolo a Report – ha ricevuto un finanziamento di oltre quattro milioni e mezzo di euro per diventare una mostra permanente dell’agroalimentare siciliano». Le immagini, però, parlano da sole. «I ladri sono entrati due volte: hanno rubato tutti i macchinari, che sono di grandissime dimensioni – continua l’ex consigliere – Per poterli portare via servivano furgoni, serviva tempo… Questa è una città in dissesto che non ha minimamente idea di come venirne fuori».


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