Il cucchiaio nelle Orecchie-In Sicilia i dati Istat sono solo sogni ed eufemismi

Il signor Buongiorno, che non è Maic, sa dire solo buongiorno. Lo dice a tutte le persone che incrocia. E’ un censimento ambulante, è un omino piccolo ma elegantemente vestito, di questi tempi porta un cappotto di cammello che gli sfiora i polpacci. Buongiorno lo dice a una grassa signora che sta chiusa dentro una cinquecento davanti il supermercato Sigma di via Villareale, lei sembra non saperne uscire, sembra anche lei una cinquecento. Serrata tra la luce dello sportello e lo sportello ha avuto un sussulto che il signor Buongiorno ha interpretato come una risposta al suo saluto, un buongiorno amabile perché sofferto. Buongiorno, anche ai due bassotti legati al corrimano per disabili che, nella loro lingua, gli abbaiano buongiorno. Il signor Buongiorno, censimento ambulante, registra che tutti rispondono al suo saluto. Al signor Buongiorno i medici che lo hanno appena visitato in ospedale comunicano un principio di alzhaimer. Lui ringrazia e con un sorriso si congeda con, allora buongiorno, a cui gli stessi medici non possono che rispondere buongiorno. In Sicilia i dati istat sono eufemismi, basta un vecchietto come il signor Buongiorno per restituirli alla miseria dei numeri, alla non-scienza della statistica. In tutti questi giorni che, diciamo, ha perso la testa con spericolato dolore dei suoi famigli che sperano di potere telefonare al più presto a Chi l’ha visto, non ha mai incrociato nessuno senza salutarlo, non ha mai incrociato nessuno che non abbia risposto al suo saluto. I più chiedendosi, ma questo lo conosco, ma non lo ricordo, devo avere l’alzhaimer, i meno ricordandosi che sulla passeggiata del Foritalico sino al primo novecento, ci si incrociava alzando il cappello anche se non ci si conosceva. Ma anche i ragazzi di Mac lo salutano, sghignazzano un po’ ma solo alle sue spalle, perché in fondo lo rispettano, o lo invidiano, o forse perché lungimiranti intravedono il loro remoto finale di partita.


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Il signor buongiorno, che non è maic, sa dire solo buongiorno. Lo dice a tutte le persone che incrocia. E’ un censimento ambulante, è un omino piccolo ma elegantemente vestito, di questi tempi porta un cappotto di cammello che gli sfiora i polpacci. Buongiorno lo dice a una grassa signora che sta chiusa dentro una cinquecento davanti il supermercato sigma di via villareale, lei sembra non saperne uscire, sembra anche lei una cinquecento. Serrata tra la luce dello sportello e lo sportello ha avuto un sussulto che il signor buongiorno ha interpretato come una risposta al suo saluto, un buongiorno amabile perché sofferto. Buongiorno, anche ai due bassotti legati al corrimano per disabili che, nella loro lingua, gli abbaiano buongiorno. Il signor buongiorno, censimento ambulante, registra che tutti rispondono al suo saluto. Al signor buongiorno i medici che lo hanno appena visitato in ospedale comunicano un principio di alzhaimer. Lui ringrazia e con un sorriso si congeda con, allora buongiorno, a cui gli stessi medici non possono che rispondere buongiorno. In sicilia i dati istat sono eufemismi, basta un vecchietto come il signor buongiorno per restituirli alla miseria dei numeri, alla non-scienza della statistica. In tutti questi giorni che, diciamo, ha perso la testa con spericolato dolore dei suoi famigli che sperano di potere telefonare al più presto a chi l’ha visto, non ha mai incrociato nessuno senza salutarlo, non ha mai incrociato nessuno che non abbia risposto al suo saluto. I più chiedendosi, ma questo lo conosco, ma non lo ricordo, devo avere l’alzhaimer, i meno ricordandosi che sulla passeggiata del foritalico sino al primo novecento, ci si incrociava alzando il cappello anche se non ci si conosceva. Ma anche i ragazzi di mac lo salutano, sghignazzano un po’ ma solo alle sue spalle, perché in fondo lo rispettano, o lo invidiano, o forse perché lungimiranti intravedono il loro remoto finale di partita.

Il signor buongiorno, che non è maic, sa dire solo buongiorno. Lo dice a tutte le persone che incrocia. E’ un censimento ambulante, è un omino piccolo ma elegantemente vestito, di questi tempi porta un cappotto di cammello che gli sfiora i polpacci. Buongiorno lo dice a una grassa signora che sta chiusa dentro una cinquecento davanti il supermercato sigma di via villareale, lei sembra non saperne uscire, sembra anche lei una cinquecento. Serrata tra la luce dello sportello e lo sportello ha avuto un sussulto che il signor buongiorno ha interpretato come una risposta al suo saluto, un buongiorno amabile perché sofferto. Buongiorno, anche ai due bassotti legati al corrimano per disabili che, nella loro lingua, gli abbaiano buongiorno. Il signor buongiorno, censimento ambulante, registra che tutti rispondono al suo saluto. Al signor buongiorno i medici che lo hanno appena visitato in ospedale comunicano un principio di alzhaimer. Lui ringrazia e con un sorriso si congeda con, allora buongiorno, a cui gli stessi medici non possono che rispondere buongiorno. In sicilia i dati istat sono eufemismi, basta un vecchietto come il signor buongiorno per restituirli alla miseria dei numeri, alla non-scienza della statistica. In tutti questi giorni che, diciamo, ha perso la testa con spericolato dolore dei suoi famigli che sperano di potere telefonare al più presto a chi l’ha visto, non ha mai incrociato nessuno senza salutarlo, non ha mai incrociato nessuno che non abbia risposto al suo saluto. I più chiedendosi, ma questo lo conosco, ma non lo ricordo, devo avere l’alzhaimer, i meno ricordandosi che sulla passeggiata del foritalico sino al primo novecento, ci si incrociava alzando il cappello anche se non ci si conosceva. Ma anche i ragazzi di mac lo salutano, sghignazzano un po’ ma solo alle sue spalle, perché in fondo lo rispettano, o lo invidiano, o forse perché lungimiranti intravedono il loro remoto finale di partita.

Il signor buongiorno, che non è maic, sa dire solo buongiorno. Lo dice a tutte le persone che incrocia. E’ un censimento ambulante, è un omino piccolo ma elegantemente vestito, di questi tempi porta un cappotto di cammello che gli sfiora i polpacci. Buongiorno lo dice a una grassa signora che sta chiusa dentro una cinquecento davanti il supermercato sigma di via villareale, lei sembra non saperne uscire, sembra anche lei una cinquecento. Serrata tra la luce dello sportello e lo sportello ha avuto un sussulto che il signor buongiorno ha interpretato come una risposta al suo saluto, un buongiorno amabile perché sofferto. Buongiorno, anche ai due bassotti legati al corrimano per disabili che, nella loro lingua, gli abbaiano buongiorno. Il signor buongiorno, censimento ambulante, registra che tutti rispondono al suo saluto. Al signor buongiorno i medici che lo hanno appena visitato in ospedale comunicano un principio di alzhaimer. Lui ringrazia e con un sorriso si congeda con, allora buongiorno, a cui gli stessi medici non possono che rispondere buongiorno. In sicilia i dati istat sono eufemismi, basta un vecchietto come il signor buongiorno per restituirli alla miseria dei numeri, alla non-scienza della statistica. In tutti questi giorni che, diciamo, ha perso la testa con spericolato dolore dei suoi famigli che sperano di potere telefonare al più presto a chi l’ha visto, non ha mai incrociato nessuno senza salutarlo, non ha mai incrociato nessuno che non abbia risposto al suo saluto. I più chiedendosi, ma questo lo conosco, ma non lo ricordo, devo avere l’alzhaimer, i meno ricordandosi che sulla passeggiata del foritalico sino al primo novecento, ci si incrociava alzando il cappello anche se non ci si conosceva. Ma anche i ragazzi di mac lo salutano, sghignazzano un po’ ma solo alle sue spalle, perché in fondo lo rispettano, o lo invidiano, o forse perché lungimiranti intravedono il loro remoto finale di partita.

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