Fatture false per 1,3 miliardi di euro, sigilli ad alcuni resort a Cefalù. Le indagini della procura europea

I magistrati della procura Europea di Palermo e Milano hanno scoperto un’organizzazione criminale, in stretto contatto con la mafia e la camorra, che avrebbe messo a segno un’evasione dell’Iva per centinaia di milioni di euro. Eseguite 47 misure cautelari personali – 34 in carcere e 9 ai domiciliari – e sequestri di beni, valori e denaro per 520 milioni di euro. Ricostruite false fatturazioni per 1,3 miliardi di euro. Contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata alle frodi fiscali aggravate dal metodo mafioso. In tutto ci sono oltre 200 persone indagate e 164 società coinvolte.

Oggetto dell’inchiesta è una maxi evasione dell’Iva intracomunitaria nel commercio di prodotti informatici e il riciclaggio dei profitti illeciti conseguiti. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi anche 7 persone per le quali è stato emesso il mandato di arresto europeo in Repubblica Ceca, Olanda, Spagna e Bulgaria.. Tra gli immobili sequestrati ci sono anche alcuni resort del valore complessivo di oltre 10 milioni di euro a Cefalù, in provincia di Palermo. Il giudice per le indagini preliminari ha riconosciuto per i vertici della banda l’aggravante di avere agevolato mafia e camorra, investendone i profitti nel settore delle frodi all’Iva, e di essersi avvalsi del metodo mafioso per risolvere conflitti nati all’interno dell’associazione tra esponenti delle diverse organizzazioni criminali.

Le frodi carosello vengono realizzate sfruttando il regime di non imponibilità ai fini Iva previsto per le operazioni commerciali intracomunitarie, inserendo in un’operazione tra imprese di Paesi diversi un soggetto economico fittizio, la cosiddetta cartiera (o società fantasma o missing trader), che acquista la merce dal fornitore comunitario senza l’applicazione dell’Iva per poi rivenderla ad un’impresa nazionale (anch’essa coinvolta nella frode) con l’applicazione dell’Iva ordinaria italiana. È in questa fase si realizza la condotta fraudolenta, in quanto la società cartiera, invece di vendere la merce maggiorata del proprio utile e versare l’Iva incassata dalla sua cessione, la vende sottocosto senza versare all’Erario l’imposta indicata nella relativa fattura. La missing trader, la società cartiera, infatti, sprovvista di strutture operative e di dipendenti, di norma gestita da prestanome, senza adempiere ad alcun obbligo fiscale, oltre quello di emettere fatture false, dopo una breve vita viene fatta cessare e sostituita da altra impresa dalle analoghe caratteristiche.


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