Einstein, Newton e Galilei non erano solo geni

Barbascura X racconta la verità sugli scienziati che hanno fatto la storia. Dalle fantasiose teorie di Democrito alle folli pratiche alchemiche di Newton, passando per la rinomata ignoranza in matematica di Albert Einstein, quello che accade dietro le quinte della scienza (e che sui libri non si trova) viene raccontato da Barbascura X, chimico e youtuber che ha lavorato in importanti laboratori europei, in Il genio non esiste (e a volte è un idiota) edito per Tlon.

Diciamocelo francamente: sin da piccoli, gli scienziati che si studiano a scuola sono definiti come personaggi unici, quasi soprannaturali, che nella solitudine dei loro studi attrezzati con lavagne enormi e ampi tavoli da lavoro, hanno cambiato il mondo. O una buona porzione di esso. Ma quello che dimentichiamo è che, com’è normale che sia, anche i grandi nomi che hanno segnato la storia della scienza sono, in realtà, dei comuni esseri umani. Ciò significa che, anche se a scuola questo non viene insegnato, anche loro hanno vissuto una vita costellata paturnie e problemi molto umani, tanto da influenzarne in alcuni casi i rapporti professionali. 

E questo, se ad alcuni potrebbe sembrare un atto di lesa maestà verso la scienza e gli scienziati, è in realtà un modo – forse il più efficace – per riportare i piedi per terra e farci capire la bellezza e la profondità di persone che hanno sì dedicato la vita a scoperte e invenzioni che hanno segnato la storia, ma che sono stati sempre profondamente umani. Quelli che definiamo con facilità geni non sono altro che esseri umani appassionati, instancabili ricercatori di conoscenza, con alle spalle un quantitativo inimmaginabile di errori. Semplici esseri umani, a volte fortunati, a volte approfittatori, altre volte proprio scemi, tutti con sconvolgenti scheletri nell’armadio. 

Barbascura X non sale in cattedra, ma con comicità, sarcasmo e irriverenza, accompagna i lettori in un viaggio derisorio attraverso le idee di sei grandi menti della storia. Un prontuario che serve, in fondo, a recuperare fiducia nella scienza e a sentirci tutti un po’ meno stupidi del solito.


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