Covid, La Rocca difende la scelta della zona rossa «Senza provvedimento a rischio tutta la regione»

Il problema a Palermo è stata la diffusione delle varianti più aggressive del Covid-19. Parla di «percezione» e di numeri Mario La Rocca, direttore della pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, durante la sua audizione di fronte alla commissione Sanità dell’Assemblea regionale siciliana. Un incontro durato diverse ore, durante il quale il dirigente ha illustrato le motivazioni che hanno spinto il governo regionale ad assumere le ultime decisioni per affrontare l’emergenza sanitaria causata dal coronavirus.

Prima fra tutte quella di istituire la zona rossa per la città di Palermo, una misura poi estesa a tutta la provincia almeno fino al 22 aprile. «A Palermo c’era un’evidente escalation dei contagi, in particolare per la diffusione delle varianti, più aggressive – dice La Rocca – Abbiamo avuto i primi casi di virus in soggetti già vaccinati. Per questo, è stata adottata la zona rossa in tutta la provincia. Quando il governo Musumeci ha firmato l’ordinanza, il dato era di 209 contagi su 100mila abitanti, ma avevamo la percezione di una maggiore diffusione delle varianti e registravamo pure la pressione sugli ospedali. Quel dato, adesso, è consolidato, l’incidenza è di 275 casi su 100mila abitanti».

Secondo il direttore, incalzato dalle domande dei componenti della Commissione, sarebbe stato un errore seguire l’evoluzione della situazione dei contagi basandosi sulle comunicazioni giornaliere dei numeri del Covid. Una consuetudine, spiega, che «ha fatto sì che si creasse un clima di sfiducia nelle istituzioni. Una cosa è il dato in base al quale vengono fatte le scelte, consolidato e caricato in piattaforma, un’altra è quello giornaliero, che nessuno ha la possibilità di consolidare». E ancora: «Se non fossimo intervenuti su Palermo, avremmo rischiato di far diventare rossa tutta la Sicilia».


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