Giulio Ambrosetti

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Ieri, capodanno, i giornali, com’è noto, non sono andati in edicola. Però, saltellando sui siti on line, è stato piuttosto semplice cogliere gli umori che si respirano in europa. Ovunque trionfa il pessimismo (diverso il discorso in alcune aree degli usa, come ci racconta oggi il nostro stefano vaccara in altra parte del giornale, dove c’è anche spazio per un moderato ottimismo). Ma a destare inquietudine non è il pessimismo europeo, ma due notizie che sono, un po’, il filo conduttore dell’unione europea in questo inizio di 2012: la consapevolezza che la “crisi non è finita” e la difesa dell’euro.

Ieri, capodanno, i giornali, com’è noto, non sono andati in edicola. Però, saltellando sui siti on line, è stato piuttosto semplice cogliere gli umori che si respirano in europa. Ovunque trionfa il pessimismo (diverso il discorso in alcune aree degli usa, come ci racconta oggi il nostro stefano vaccara in altra parte del giornale, dove c’è anche spazio per un moderato ottimismo). Ma a destare inquietudine non è il pessimismo europeo, ma due notizie che sono, un po’, il filo conduttore dell’unione europea in questo inizio di 2012: la consapevolezza che la “crisi non è finita” e la difesa dell’euro.

Ieri, capodanno, i giornali, com’è noto, non sono andati in edicola. Però, saltellando sui siti on line, è stato piuttosto semplice cogliere gli umori che si respirano in europa. Ovunque trionfa il pessimismo (diverso il discorso in alcune aree degli usa, come ci racconta oggi il nostro stefano vaccara in altra parte del giornale, dove c’è anche spazio per un moderato ottimismo). Ma a destare inquietudine non è il pessimismo europeo, ma due notizie che sono, un po’, il filo conduttore dell’unione europea in questo inizio di 2012: la consapevolezza che la “crisi non è finita” e la difesa dell’euro.

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