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Concetta Gioè, il ritratto della donna uccisa a Messina
Una volontaria: «Si sentiva più giovane della sua età»

La 68enne aveva deciso di lasciare la sua famiglia a Palermo per vivere tra le strade di Messina. La chiesa di Santa Teresa l'aveva accolta. Dopo alcune cure, la donna per un periodo era tornata nella sua città d'origine

Simona Arena

Foto di: John Tysib

Foto di: John Tysib

Concetta Gioè, senzatetto uccisa lo scorso dieci settembre aveva scelto di lasciare la sua famiglia a Palermo, suo marito e suoi tre figli, per vivere nelle strade di Messina. I carabinieri questa notte hanno fermato Pietro Miduri, 70enne pregiudicato di Furci Siculo, sospettato di averla uccisa. Gioè era stata adottata dalla comunità messinese della chiesa di Santa Caterina in via Garibaldi. «Concetta indossava sempre vestiti estivi - spiega Mariella, una delle volontarie dell’Help Center - anche questo inverno durante le nostre visite ai clochard in strada più volte le abbiamo donato delle scarpe chiuse e dei giubbotti, ma lei amava sentirsi libera anche in questo». Come ricordano altri volontari si capiva che aveva un vissuto diverso dalla maggior parte dei senzatetto che vivono in strada. «Aveva un linguaggio forbito - prosegue la volontaria - e pensava di essere più giovane dei suoi 68 anni, era convinta di averne 25». 

La donna era stata anche sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio lo scorso inverno perché girava in strada con indosso solo una sottoveste. Si temeva che si ammalasse per il freddo e gli assistenti sociali avevano chiesto il trattamento sanitario obbligatorio per poterla assistere. Aveva intrapreso un programma di cure a Sant’Agata Militello che ne aveva migliorato le sue condizioni. Era tornata alla sua casa a Palermo con i suoi familiari, ma poi è scappata di nuovo per tornare a Messina. La città dello Stretto per Concetta era la sua città e qui, anche se aveva un posto dove dormire nel centro notturno di provinciale, d’estate preferiva tornare davanti a quella che riteneva la sua chiesa

Non era aggressiva, non beveva alcol e viveva da sola, non si accompagnava mai ad altri clochard. La comunità parrocchiale di Santa Caterina è rimasta profondamente colpita dalla notizia della sua morte. Ieri, dopo che nella chiesa è stato celebrato un matrimonio, su quelle scale che l’hanno vista morire ancora macchiate di sangue qualcuno ha pensato di deporre dei fiori togliendoli dall’altare e adagiandoli su quel marmo che l’ha vista per l’ultima volta in vita.

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