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Rifiuti, ora le opposizioni attendono al varco Musumeci
Trizzino: «Fallimento definitivo, pagheranno i siciliani»

Giampiero Trizzino, punto di riferimento all'Ars in materia ambientale per il M5s, interviene alla vigilia di quello che potrebbe essere il momento più difficile per il governo regionale in materia di gestione della spazzatura. Tra chiusure e proposte che fanno discutere

Simone Olivelli

Un maggio all'insegna del lezzo dei rifiuti, altro che rose. Più che un presagio negativo, lo scenario in cui la Sicilia potrebbe imbattersi da qui a poche settimane per molti è un epilogo già scontato. La Regione, infatti, si trova nella condizione di dovere immaginare soluzioni più che straordinarie per ovviare alle conseguenze della già annunciata chiusura della discarica di Lentini. Un'evenienza già ipotizzata l'anno scorso, ma a cui si rischia di arriva per nulla preparati. Ma quello legato alla saturazione dell'impianto attualmente gestito dagli amministratori giudiziari, nominati dopo l'arresto dei fratelli Leonardi, è soltanto uno dei nodi al pettine di Nello Musumeci. Ad assistere a quanto sta accadendo sono le opposizioni, tra cui il Movimento 5 stelle che, dalla propria comparsa all'Assemblea regionale siciliana, nell'ormai lontano 2012, sui temi ambientali ha come punto di riferimento Giampiero Trizzino

Onorevole, che aria tira tra palazzo dei Normanni e palazzo d'Orleans?
«Non buona. Con la chiusura della Sicula Trasporti per l'ennesima volta tornerà a galla l'inadeguatezza di questo governo. In quella discarica conferiscono oltre 150 Comuni siciliani, forse qualcuno non ha ancora compreso verso cosa stiamo andando incontro. Ed è evidente che il governo Musumeci non abbia alternative valide».

Da cosa lo deduce?
«Dal fatto che sono state messe in campo soluzioni che trovo ad altissimo rischio inattuabilità stando il panorama attuale. A partire dalla proposta di inviare fuori dalla regione l'indifferenziato. Parliamo di qualcosa che non è consentito dalla legge, se non in regime d'emergenza, ma noi sulla carta non siamo di emergenza, considerato che abbiamo da poco apprivato un piano regionale e il governo da tempo parla di ritorno all'ordinarietà».

Ma andando oltre le definizioni, quali sono le criticità, a parte quelle etiche, di scaricare altrove la nostra spazzatura?
«Serve la concessione di poteri speciali, ma soprattutto si tratta di una soluzione che comporterebbe un aumento pesante dei costi per i Comuni e quindi per i cittadini. Ho sentito che il governo propone di compensare i maggiori oneri per gli enti locali usando fondi europei: è una cosa che non si può fare, quelle risorse non possono essere usati per spedire i rifiuti all'estero ma servono a potenziare un settore che è carente. Al contempo escludo che possano utilizzare risorse interne, visto che nella finanziaria che abbiamo approvato non c'era traccia di misure simili».

In questo anticipo di caos, intanto, è tornata a balenare l'ipotesi inceneritori.
«A quanto pare Musumeci ha ammesso chiaramente che il governo sostiene la realizzatori degli inceneritori, ma anziché dirlo pubblicamente scarica la responsabilità alle autorità d'ambito, ovvero le Srr. Lavarsi delle mani di una questione così delicata lo trovo davvero scorretto, ma d'altronde a un politico, e Musumeci lo sa bene, iniziare a parlare di bruciare i rifiuti a un anno e mezzo dalle elezioni non conviene».

Eppure dalle parti dell'assessorato non si fa che ribadire che sono le Srr a doversi occupare di pianificazione e quindi a scegliere o meno di costruire inceneritori.
«Questa è una storia che portano avanti da tempo e non poggia su nulla. Fanno riferimento continuamente alla legge regionale, dimenticandosi che il codice dell'ambiente esplicita che le Regioni hanno l'obbligo di stabilire la tipologia degli impianti ammessi nel proprio territorio, così come il fabbisogno e le zone idonee. Solo dopo avere fissato questi paletti, le Srr sono chiamate a muoversi da un punto di vista procedurale. A Musumeci lo avrò spiegato cento volte, un qualsiasi studente di giurisprudenza comprende che è la stessa Costituzione a dire che la disciplina dei rifiuti è di competenza esclusiva dello Stato. Eppure continuano a fingere di non capire e questo perché non vogliono dire di no a certe tecnologie obsolete».

Il Movimento 5 stelle da sempre è contro gli inceneritori.
«Il mio no non è soltanto ideologico, ma anche pragmatico. Per costruire un inceneritori servono anche dieci anni e noi viviamo in un'era dove l'Europa ci dice che in discarica dovrebbe finire soltanto il dieci per cento dei rifiuti. Non è una soluzione utile al nostro problema. E quando Musumeci dice che gli inceneritori toglierebbero il business ai padroni delle discariche afferma una mezza verità, perché non dice che a realizzare questi impianti sarebbero comunque altri privati che diverrebbero i nuovi padroni di domani. Basta guardare chi è che finora ha presentato progetti di termovalorizzatori in Regione».

Ma quale è la soluzione allora? Continuare con le discariche?
«Con la differenziata che comunque cresce, servono impianti per il riciclo. Ma anche guardando all'indifferenziato si sarebbe dovuto puntare fortemente sugli impianti di trattamento meccanico-biologico. Sono i Tmb che fanno sì che il volume dell'indifferenziato si riduca anche di venti volte. Se invece si abbanca tutto tal quale è chiaro che ci ritroviamo con le discariche sature». 

Da qualche settimana il settore è guidato da una nuova assessora, Daniela Baglieri. Qual è l'impressione?
«In commissione Ambiente l'abbiamo conosciuta ieri. Sta cercando di prendere in mano un ramo della pubblica amministrazione particolarmente complesso e in un momento difficilissimo. Ha anche avuto modo di accorgersi come il disegno di legge di riforma fortemente voluto dal governo abbia ricevuto una serie di rilievi dall'ufficio legislativo dell'Ars. Quindi dai tecnici, non dalla politica. E questo rischia di complicare ancora più le cose».

Il destino del ddl potrebbe incidere su quello del piano rifiuti da poco approvato.
«Abbiamo un piano di gestione tarato su ambiti provinciali mentre non è per nulla detto che ciò sarà mantenuto nella legge di rifiroma. Anzi per noi questo elemento va fortemente rivisto, ampliando la grandezza degli ambiti fino a un massimo di cinque nell'intera isola. Qualora ciò avvenisse, bisognerà rimaneggiare anche il piano. Ma a riguardo posso dire che ieri l'assessora ci ha stupido affermando che il piano è in costante divenire. Un'affermazione strana, visto che l'approvazione risale a poche settimane fa».

L'opposizione che contributo può dare in una fase di questo tipo, ammesso ne abbia la disponibilità?
«Noi siao sempre stati aperti alla collaborazione, ma ogni porta ci è stata chiusa. E se non siamo stati coinvolti nella fase di gestazione di questi strumenti, escludo lo saremo ora. Ciò che spetta a noi è denunciare le criticità di una situazione che purtroppo tra non molto sarà chiara a tutti i siciliani».

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore RMB s.r.l.
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