Vitalizi, dal ministero via libera al mini taglio dell’Ars Micciché: «Ci confermano che non è incostituzionale»

«La norma sul taglio ai vitalizi fatta a Roma? Presenta profili di incostituzionalità che sono ovvi». All’altro capo del filo c’è Gianfranco Micciché, di ritorno dal Ministero per gli Affari regionali, poco prima di iniziare la seduta a Sala d’Ercole. «Io devo fare il presidente dell’Assemblea Regionale, dal mio ruolo è richiesto di portare a casa leggi che non siano incostituzionali. E anche al ministero confermano che la nostra norma regionale non è incostituzionale».

Il nodo è semplice: la legge esitata in Sicilia non recepisce letteralmente la riforma immaginata da Roma. La Sicilia prevede un taglio dei vitalizi del nove per cento (che, è bene ribadirlo, non riguardano i deputati in carica i quali, com’è noto, non percepiranno il vitalizio) per una durata pari alla legislatura in corso, cioè cinque anni. Trattandosi di una norma lontana da quella immaginata da Roma, è stato necessario un ulteriore approfondimento col governo nazionale, per definire se e come andare avanti, scongiurando il rischio dei tagli ai trasferimenti nazionali nel caso in cui la Sicilia non avesse adottato alcuna sforbiciata ai vitalizi.

«Al ministero – ha aggiunto Micciché a Meridionews – ci dicono che è difficile che la nostra norma si possa impugnare. Al massimo, l’unico dubbio è rispetto alla durata del taglio, relativo alla legislatura in corso. Ma noi nella norma abbiamo pensato un taglio di cinque anni, prendendo spunto da una sentenza della Corte Costituzionale che indica che il taglio sia fatto in maniera ragionevole, dunque non del 50 per cento, e che abbia la caratteristica della temporaneità. Dunque lo abbiamo proposto per la legislatura in corso».

Insomma, l’Assemblea regionale va avanti sulla sua linea, confortata dal confronto romano, al punto che l’Aula è stata sospesa per dare modo alla commissione Verifica poteri di riunirsi e già questa sera inizierà la discussione generale sul testo, per poi passare domani all’esame dei singoli articoli della norma. Il ddl, infatti, deve essere approvato entro il 1 dicembre, cioè domenica prossima. E se l’impugnativa dal Consiglio dei Ministri arrivasse comunque? «Guardi – replica Micciché – posso dire un paradosso? Quasi quasi me lo auguro. Mi piacerebbe che la Corte Costituzionale si esprimesse sulle due norme, quella siciliana e quella romana: sono convinto che non sarebbe la nostra a essere dichiarata incostituzionale».

Intanto, secondo il primo inquilino di Sala d’Ercole, l’approvazione del ddl, comunque, bloccherà il taglio ai trasferimenti. «Certo – sottolinea – Roma può dirci di adottare una norma e immaginare come sanzione un taglio ai trasferimenti, qualora non la approvassimo. Ma il governo non è che può dirci che così com’è non gli piace e quindi ci taglia i fondi».


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