Comiso, minacce di morte al sindaco Spataro Il boss Campailla: «Non ho paura della galera»

«Se muntati u palcu vi scannu a tutti a partiri ro sinnucu, tanto avanti ca arriva a Volanti va scannatu a tutti». Cioè: «Se montate il palco vi scanno a tutti, a partire dal sindaco. Tanto, prima che arrivi la Volante vi ho già uccisi tutti». Quel palco non s’aveva da fare. Per Mario Campailla, detto Mariu ‘u checcu, la struttura che doveva servire per degli spettacoli in piazza Fonte Diana doveva essere montata da un’altra parte. Più a favore del bar che gestisce insieme alla sua compagna, in modo che i suoi clienti potessero comodamente seguire gli eventi organizzati dal Comune di Comiso

Per questo motivo, l’uomo non avrebbe esitato a presentarsi dal sindaco Filippo Spataro, per chiedere conto e ragione della decisione dell’amministrazione. «Nun mi scantu agghiri in galera», avrebbe detto. Del resto, Mariu ‘u checcu in galera già c’è stato. Accusato di associazione mafiosa, secondo la direzione nazionale antimafia sarebbe il capo della Stidda di Comiso. Il vertice di un clan, rimasto a piedi fino a ieri. Anche se sorvegliato speciale.

Mario Campailla (nato a Vittoria nel 1962) viene definito un uomo dall’alta «pericolosità sociale». Per questo aveva l’obbligo di soggiorno a Comiso, controllato dagli uomini delle forze dell’ordine. Questo, però, non gli avrebbe impedito di minacciare chiunque avesse a che fare con quel palco, poco comodo per la clientela del suo bar. Prima se la sarebbe presa con gli operai che, spaventati, avrebbero sospeso le attività. E poi sarebbe andato direttamente negli uffici di Spataro, al palazzo di città. Secondo quanto riportato in una nota dalla squadra mobile, il sindaco avrebbe più volte tentato di spiegare le sue ragioni. Ma la risposta sarebbe stata: «Nun lu fari muntari se no ci rugnu fuocu». «Non lo fare montare, altrimenti lo incendio».

Le proteste di Spataro, però, avrebbero innervosito Campailla: «Allura se parri accussi ta scantari a nesciri ra casa». «Se parli così, devi avere paura a uscire di casa». A questo punto sarebbe partita la denuncia alla polizia. Sentito il sindaco e i dipendenti del Comune di Comiso, la squadra mobile ha arrestato il pregiudicato. Per la seconda volta da aprile. «Ma non finisce così», avrebbe replicato l’uomo. Che adesso si trova nel carcere di Ragusa.


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