Ars, la deputata a difesa della riservatezza delle logge «Non rispetterò la legge. M5s? Ubbidisce a Casaleggio»

«Non faccio mica una battaglia per la massoneria, la mia è disobbedienza civile». Non arretra di un millimetro Eleonora Lo Curto, la deputata regionale dell’Udc che, insieme al collega di Fratelli d’Italia Antonio Catalfamo, ha detto chiaramente che non rispetterà la legge riguardante l’obbligo per chiunque abbia un ruolo politico – elettivo o meno – di dichiarare l’appartenenza a una loggia massonica. Una norma che la 63enne marsalese, con un passato da lombardiana e un’esperienza al parlamento europeo, ha osteggiato in Aula e che adesso è intenzionata a infrangere. «Leggo che potremmo impugnarla davanti alla Consulta – dichiara Lo Curto a MeridioNews – ma lo farò solo dopo, prima voglio provocare la sanzione prevista dalla legge voluta da Claudio Fava».

La norma presentata dal deputato di Cento passi prevede che chi non rispetterà il termine – fissato al 3 dicembre – per presentare la propria dichiarazione vedrà il proprio nome pubblicato sul sito dell’Ars. Una misura in linea con il concetto di trasparenza: «Macché, è una legge liberticida perché tocca solo i massoni e non chi per esempio potrebbe far parte dell’Opus Dei o dei club Rotary, Kiwanis o Lions – va avanti Lo Curto -. Se fosse stata estesa a tutte le associazioni strutturate non mi sarei opposta, ma così non va bene». La deputata alza il tono in difesa dell’obbligo di riservatezza imposto ai massoni. «Si confonde segretezza con riservatezza – attacca -. La riservatezza è un valore, che nella nostra società si sta perdendo sempre di più. I nomi dei massoni sono noti e depositati in prefettura, la massoneria è un’associazione che pone a proprio fondamento il rispetto delle leggi e invece la si vuole discriminare».

Lo Curto e Catalfano arrivano da due territori, le province di Trapani e Messina, dove la presenza di logge è particolarmente forte. Proprio in provincia di Trapani, Fava si è recato nei mesi scorsi nelle vesti di presidente della commissione regionale Antimafia, dichiarando che in quel territorio la massoneria funge da «camera di compensazione all’interno della quale continuano a incontrarsi, sovrapporsi, darsi man forte interessi legali e illegali che arrivano da diversi enti. Quasi tutti gli indagati per reati contro la pubblica amministrazione aderiscono alla massoneria». Accuse che Lo Curto tiene a sfoltire: «Le logge segrete sono illegali, ma per il resto si tratta di gruppi con forti principi – sottolinea -. I delinquenti possono insinuarsi in qualsiasi contesto. Prenda il caso della vicenda Montante, quanti uomini in divisa sono coinvolti? Persone che avrebbero abusato del proprio ruolo istituzionale per interessi illegali. Lì sì che mi vengono i brividi».

La domanda però è d’obbligo: Eleonora Lo Curto è massona? «Ma neanche per tutto l’oro del mondo mi ci iscriverei – replica -. Certo ci collaboro nelle iniziative umanitarie, ma tutti questi riti, questi passaggi di campana, i grembiuli, non sono cose che fanno per me. Mi irritano. L’unico rito che professo è quello cattolico: vado a messa ogni domenica». Eppure in famiglia un massone Lo Curto ce l’ha. È il marito Pasquale Surace, in passato consigliere comunale proprio a Marsala. «Ma da tanto tempo, come dicono loro, è in sonno. Non partecipa a riunioni – precisa Lo Curto -. Non ho alcuna remora ad ammetterlo, e comunque è una cosa che io stessa ho scoperto relativamente di recente, in un modo anche particolare». La deputata parla dell’organizzazione di un convegno a Marsala nel 2013. Si tratta del raduno del Rito simbolico italiano, evento che mise assieme quasi duecento massoni in città. In quel periodo Lo Curto era assessora nella giunta guidata da Giulia Adamo. «Quando mio marito seppe che dovevo presentare un incontro, mi chiese: “Ma tu cosa ne sai di massoneria? Vuoi che ti aiuti?”. Al che gli risposi: “Scusa, e tu che ne sai?”. A quel punto mi disse che per decenni ne aveva fatto parte».

Parlando dei propri colleghi deputati, Lo Curto ritiene che dalle dichiarazioni che verranno rese pubbliche dovrebbe venire fuori che nessuno è iscritto alle logge. «Questo perlomeno deduco da quanto detto in Aula. Infatti il paradosso sa qual è? Che tanti hanno criticato la norma di Fava, ma nel farlo si preoccupavano di specificare di non fare parte della massoneria. Quasi fosse una vergogna». Gli unici che per ora si sono espressi in merito, ancora prima delle elezioni, sono i cinquestelle. «Quanta ipocrisia quelli del Movimento, devono dichiarare di non essere iscritti per potersi candidare e poi che fanno? Mostrano quotidianamente un’ubbidienza fortissima alla Casaleggio».


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