Amore per il mare e sostenibilità

Questa è una storia di mare e amore. È una storia di impegno e imprenditoria sostenibile che parte dal mare, nell’intento di fare qualcosa per salvare gli oceani e la terra. È la storia della start up italiana dal cuore siculo Ittinsect che punta alla produzione sostenibile di alimenti per l’allevamento di pesci, a partire da farina di insetti. Un’idea innovativa – sviluppata da alcuni giovani siciliani e colleghi d’oltrestretto – che ha l’obiettivo primario di eliminare o almeno ridurre drasticamente la pesca del pesce non destinato al consumo umano diretto ma all’allevamento ittico (che oggi corrisponde a circa un quarto del pesce pescato in tutto il mondo ovvero 20 milioni di tonnellate all’anno). Ittinsect, infatti, punta alla sostituzione degli attuali mangimi per l’itticoltura (farine e oli di pesce) con prodotti innovativi a base di farina di insetto. Mangimi per la coltura sostenibili “prodotti” attraverso processi biotecnologici per migliorare i profili nutrizionali delle farine di insetto e dei sottoprodotti agricoli così che i pesci di acquacoltura non abbiamo più bisogno di mangiare il pesce selvatico che viene oggi pescato appositamente per loro.

Ma andiamo con ordine e torniamo alla lampadina che si accese in mare e da cui è partito tutto. L’idea ha cominciato a frullare in testa ad Alessandro Romano, catanese per parte di mamma, dopo un viaggio in catamarano a vela fino a Corfù. Un viaggio insieme con l’amico Amerigo Guardigli che durò circa un mese e affrontato con l’idea di mangiare, durante la traversata, quello che avrebbero pescato.

L’avventura di appena 2 anni fa ha messo però i due giovani di fronte alla consapevolezza di come la quantità di pesce vicino alle coste cambi con l’indice di sviluppo di un paese. E così Alessandro Romano, oggi Ceo e Founder di Ittinsect, ha cominciato a ragionare sulla questione e a mettere nero su bianco la sua idea. Poi, grazie alla partecipazione a un primo hackathon, ha incontrato altri studiosi e appassionati che si sono uniti al team e che, in pochi mesi, hanno messo a punto un progetto innovativo e ambizioso che ha già raccolto l’attenzione di tanti partner scientifici e commerciali.

«Stiamo lavorando senza sosta per creare il cibo alternativo per i pesci d’allevamento – spiega–. Il nostro progetto si inserisce nell’14.4 dei Goals di Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, quello che parla proprio di pesca sostenibile ovvero: “Regolare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e le pratiche di pesca distruttive e attuare piani di gestione basati sulla scienza, al fine di ripristinare gli stock ittici nel più breve tempo possibile, almeno a livelli che possono produrre il rendimento massimo sostenibile determinato dalle loro caratteristiche biologiche”».

L’intento infatti è quello di fare la propria parte nella riduzione dell’overfishing e di parteciparvi per la riduzione di almeno una tonnellata l’anno. “Se continuiamo a pescare a questo ritmo – spiega Alessandro – gli oceani saranno vuoti entro il 2048. E questo non significa solo minor pesce per l’alimentazione umana, ma un vero disastro per la terra. Non tutti sanno, infatti, che gli oceani producono il 50-85% dell’ossigeno totale della Terra. Quindi se l’ecosistema si rompe, il mare non produrrà più ossigeno. In pratica, se non smettiamo di pescare così tanto, presto sarà davvero la fine per questo Pianeta. Per farsi un’idea in numeri: oggi in un allevamento ittico per produrre un chilo di pesce destinato al consumo umano abbiamo bisogno di sei chili di sardine».

Il progetto di Ittinsect, che intanto si è costituita con una sede a Roma, cresce e piace, tanto che il team, cui in questi anni si sono aggiunti tanti giovani professionisti Andrea D’Addazio, Sofia Gaudioso, Giulio Raneri, Giuliano Grasso, Victor Martinez, Valeria Andreotti, continua a fare incetta di premi in varie competizioni: dai primissimi Recò Festiva, Climathon di Venezia, I giovani costruiscono la Sicilia, start-up weekend Milano, fino a vincere una competizione negli stati uniti legata all’Istituto di Food Tecnologists e il Premio Speciale Sostenibilità WWP Innovators 2021, nonché partecipare all’ultima Barcolana per divulgare una nuova cultura dei mangimi e a essere segnalata da Wired tra le 10 start up innovative da tenere d’occhio quest’anno. 


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