Formazione/ Appello dei lavoratori al Tribunale internazionale: violata la ‘Dichiarazione universale dei diritti umani’

IN UNA LETTERA GLI OPERATORI DEL SETTORE DENUNCIANO IL PROTRARSI DELLO STATO DI INDIGENZA CAUSATO DAL MANCATO RICONOSCIMENTO DELLE SPETTANZE PER IL LAVORO EFFETTIVAMENTE PRESTATO DA UN MINIMO DI 7 MESI AD UN MASSIMO DI 3 ANNI’.

Esuli in patria.

Non è una trovata mediatica, ma la sfida lanciata dai dipendenti della Formazione professionale al Governo regionale guidato in Sicilia dal presidente Rosario Crocetta.

Alla base della denuncia, contenuta in una lettera pervenuta in redazione, il venir meno dei diritti costituzionalmente garantiti per effetto della presunta azione discriminatoria praticata dall’esecutivo regionale a danno di 8000 operatori della Formazione professionale e delle loro famiglie.

Una denuncia circostanziata che fa emergere, in tutta la sua drammaticità, “la lungaggine del protrarsi dello stato di indigenza che subiscono da troppo tempo i lavoratori, a causa del mancato riconoscimento delle spettanze per il lavoro effettivamente prestato, con un intervallo temporale che va da un minimo di 7 mesi ad un massimo di 3 anni”.

I lavoratori, promotori dell’iniziativa, attraverso la citata lettera, chiedono il diritto di essere considerati “esuli in patria” con il riconoscimento del trattamento economico in quanto cittadini europei.

Il richiamo all’articolo 38 della Costituzione italiana relativo al riconoscimento di mezzi adeguati alle esigenze di vita ed alla Dichiarazione universale dei diritti umani è la premessa per l’avvio di azioni legali eclatanti.

La nota dei lavoratori anticipa il ricorso agli organi giudiziari laddove si dovessero intravedere comportamenti persecutori e disegni discriminatori a danno dei lavoratori della Formazione professionale.

Non è tutto. Gli operatori della Formazione professionale sarebbero pronti a rivolgersi al Tribunale internazionale per la violazione degli articoli 22, 23 e 25 della ‘Dichiarazione universale dei diritti umani’.

Richiamiamo il contenuto dei citati articoli:

L’articolo 22 dispone che: ”Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità”.

L’articolo 23 recita che:

“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.

Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi”.

L’articolo 25 sancisce che:

“Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori da esso, devono godere della stessa protezione sociale”.

Non era mai successo e la disperazione di una categoria di lavoratori siciliani non si era mai spinta fino a questo punto.

La drammaticità che vivono le famiglie degli operatori del settore non trova uguali in nessun altro settore d’attività in Sicilia.

Di fronte a questo quadro sociale senza precedenti, il Governo regionale continua a sostenere di avere in pugno le dinamiche del settore fino a spingersi ad affermazioni al di fuori della realtà. Il Governo Crocetta, continua mediaticamente a giustificare l’operato dell’esecutivo come efficace e innovatore.

L’unica verità è che la ‘macelleria sociale’ è in atto e non si vede alcuna via d’uscita.

L’inadeguatezza del Governo regionale è lampante e non fa che allungare l’agonia di 8 mila lavoratori e delle loro famiglie.

Di seguito pubblichiamo la lettera aperta dei lavoratori della Formazione professionale.

Lettera aperta alle Istituzioni ed alla politica

Appello dei lavoratori della formazione professionale, di “Cittadini italiani” defraudati da quei diritti costituzionali che fanno venire meno la propria sopravvivenza, che chiedono agli organi preposti che vengano ripristinate le condizioni denunciate appresso.

– Premesso che lo Stato italiano non è in grado di garantire nessun mezzo per la sopravvivenza dei firmatari della presenza ledendo di fatto anche l’articolo 38 della Costituzione italiana,

– constatato che lo Stato italiano non tutela il diritto al lavoro, ledendo di fatto l’articolo 4 della Costituzione

– visto anche l’articolo 38 della Carta costituzionale sancisce il principio al riconoscimento di mezzi adeguati alle esigenze di vita.

– considerata la lungaggine del protrarsi dello stato di indigenza che subiscono gli operatori della Formazione professionale da troppo tempo con un intervallo temporale che va da un minimo di 7 mesi ad un massimo di 3 anni,

Chiediamo il diritto di essere considerati esuli in patria con il riconoscimento del trattamento economico in quanto cittadini europei.

Poiché uno Stato non può condannare se stesso in quanto non può essere reo e giudicante, si fa ricorso al Tribunale internazionale per violazione secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani degli articoli 22, 23 2 25.

La presente infine sarà trasmessa alle autorità competenti per il suddetto trattamento e, agli organi giudiziari dove si intravedono comportamenti persecutori e disegni discriminatori,in ultimo al tribunale internazionale per violazione secondo la “Dichiarazione universale dei diritti umani”.

 


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