L’Ars cancella le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Uno schiaffo al Governo Crocetta

DA 16 A 18 FRANCHI TIRATORI HANNO ‘IMPIOMBATO’ L’ESECUTIVO REGIONALE. E IL MOTIVO C’E’: QUESTA NON ERA UNA RIFORMA, MA UN GOFFO TENTATIVO DI SALVARE I TRE COMUNI PIU’ GRANDI DELL’ISOLA A SPESE DEI PIU’ PICCOLI. DA QUI LA ‘BOCCIATURA’ IN AULA. AULA SOSPESA E RINVIATA A DOMANI MATTINA

Alla prova del voto in Aula, il Governo Crocetta torna ad inciampare. Ancora una volta la maggioranza si sfalda. Mentre l’Aula assesta all’esecutivo regionale uno schiaffo sonoro: intorno alle 20,00 l’Ars con voto segreto, ha infatti approvato un subemendamento della riforma delle Province che cancella l’istituzione delle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. 

Il sub-emendamento, proposto dai deputati di Forza Italia – con in testa Marco Falcone – è passato con 40 voti a favore, compresi quelli dei parlamentari del Movimento 5 Stelle. Le città metropolitane, dunque, spariscono dall’agenda politica.

Urla di gioia dai banchi dell’opposizione, mentre Antonello Cracolici, deputato del PD, non è sembrato molto felice: aveva chiesto al Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzione, di non ammettere il subemendamento: “Bravo… bravo”, ha tuonato subito dopo il voto rivolgendosi verso Ardizzone. Che, a quel punto, ha sospeso i lavori e ha comunicato il rinvio della seduta a domani.

“Il Governo ha imparato una grande lezione, non può continuare con questa autoreferenzialità e di sufficienza perché sono norme che vanno condivise con tutto il Palrmento”, ha commentato il capogruppo del M5S all’Ars, Francesco Cappello.

Per Nello Musumeci, è la prova che non c’è più la maggioranza: “Dopo avere ascoltato in Aula l’assessore Patrizia Valenti sui decreti di nomina dei commissari delle Province avevamo percepito il malessere di pezzi del centrosinistra, almeno una dozzina di parlamentari. Avevo chiesto alla Presidenza dell’Ars di sospendere i lavori per qualche minuto per convocare i capigruppo alla luce di questa novità. Ma è stato deciso di andare avanti. Il voto che cancella le città metropolitane dimostra che non esiste la maggioranza”.

Secondo Toto Cordaro, capogruppo del Pid-Cantiete Popolare verso Forza Italia, “un percorso poco trasparente determina gli esiti infausti pronosticati dalla nostra opposizione responsabile. La sedicente riforma delle Province è già azzoppata e con l’approvazione del subemendamento che cancella l`istituzione delle città metropolitane cade la struttura stessa del disegno di legge. L’unica soluzione a questo punto appare il voto ai cittadini. Sotto il profilo politico viene il sospetto che la maggioranza voglia tornare a votare per le Province, ma non ha il coraggio di affermarlo apertamente. Noi invece chiediamo che ad eleggere i rappresentanti delle istituzioni continuino ad essere i cittadini”.

“Certo – conclude Cordaro- se il gruppo parlamentare del PD intendeva dare un benvenuto al neo segretario regionale non poteva farlo in un modo migliore…”.

Anche il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, dice la sua:”E’ un pasticcio, dovrà essere posto rimedio. Ora occorre una riflessione. Non possiamo tornare in aula a occhi chiusi”.

Rispetto alla reazione del presidente della I commissione, Antonello Cracolici (PD), che ha contestato alla Presidenza di avere messo ai voti il subemendamento, afferma: “Cracolici aveva intuito il pericolo, ma io non potevo non mettere ai voti il subemendamento, tant’è che l’aula si è espressa. Io debbo garantire l’imparzialità dei lavori d’aula”.

Da un paio di mesi il nostro giornale critica la superficialità con la quale il Governo della Regione ha proposto l’assurda istituzione di tre città metropolitane in Sicilia: quelle di Palermo, Catania e Messina. Stasera l’Ars ha ‘bocciato’ l’istituzione di queste tre follie. E l’ha fatto con 40 voti su 76 parlamentari presenti a Sala d’Ercole. Numeri alla mano, all’esecutivo di Rosario Crocetta sarebbero mancati da 16 a 18 voti. Una disfatta politica e parlamentare.

In realtà, il Parlamento dell’Isola non ha ‘bocciato’ l’istituzione di tre città metropolitane: ha ‘inchiummato’ un maldestro tentativo di salvare dal disastro finanziario i Comuni di Palermo, Catania e Messina. Il folle progetto originario prevedeva, addirittura, di ‘infilare’ per forza da 50 a 60 Comuni in queste tre aree metropolitane. Una follia.

Quando il gioco è stato ‘sgamato’, il Governo, dal bastone è passato alla carota: e ha proposto ai Comuni di poter scegliere: o confluire nelle città metropolitane, o nei ‘liberi’ Consorzi di Comuni. A questo punto la sceneggiata metropolitana non aveva più motivo di esistere. Perché questa ‘riforma’ – come già accennato – non sarebbe servita per istituire tre aree metropolitane (nel caso di Messina un po’ ridicola!), ma per salvare dal dissesto finanziario i Comuni di Palermo, Catania e Messina.

Quando l’obiettivo è stato scoperto – anche per la protesta dei Comuni dislocati attorno a Palermo, Catania e Messina che non ne vogliono sapere di fare la fine dei capponi a Natale – la sceneggiata metropolitana ha perso tutta la propria ‘importanza’, che era finanziaria e non istituzionale. E la riforma è stata ‘bocciata’.

 

 

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