Formazione, il ‘mistero’ dei debiti

Cos’è, oggi, la formazione professionale in Sicilia? E perché la politica, quadi al gran completo, ha quasi del tutto monopolizzato questo settore? Ci sono, è vero, i soldi – tanti soldi – dell’Unione Europea (e, precisamente, del Fondo sociale europeo, che gl addetti ai lavori identificano con l’acronimo Fse). Basta, questo, a spiegare il grande interesse che c’è attorno a questo mondo?

Forse è arrivato il momento di provare a spiegare il perché la formazione professionale, nella nostro a Isola, è considerato il business dei business. I soldi, lo ripetiamo, ci sono. Ma i soldi, da soli, non spiegano tutto. Il ‘sistema’ formazione professionale è fatto sì dai soldi, ma anche da una ‘certa’ modalità di gestione del denaro e degli Enti di formazione.

Un elemento che ha caratterizzato e che ancora oggi, almeno in parte, caratterizza la formazione professionale siciliana è l’indebitamento di certi Enti di formazione. Un indebitamento che, talvolta, raggiunge i sei zeri. E che magari lo supera. Si tratta, in molti casi, di indebitamento verso soggetti ‘terzi’ per la fortinura di beni e di servizi.

L’aspetto particolare di questo indebitamento – che è, poi, l’anomalia tipica di questo settore – è che i creditori, cioè i fornitori non creano mai problemi ai debitori (cioè agli Enti di formazione). In una realtà dove, spesso, le imprese che vantano crediti verso la pubblica amministrazione aspettano lunghi mesi prima di riscuotere i propri crediti (e talvolta un anno o forse più), tale attesa può sembrare normale. In realtà, non sembra molto normale. Anche perché i tempi di attesa, in alcuni casi, sono maggiori di quelli che la pubblica amministazione impiega per onorare i propri debiti.

Dunque, i fornitori di beni e servizi agli Enti di formazione professionale aspettano. Senza problemi. Senza mai rivolgersi alla Giustizia. Poi, improvvisamente, quando i soldi pubblici affluiscono nelle ‘casse’ degli Enti di formazione professionale i debiti verso i fornitori vengono azzerati.

Domanda: qualcuno ha mai verificato l’esatta fornitura di beni e di servizi? In molti casi si tratta, lo ripetiamo, di passaggi di somme ingenti. Che sono giustificati, com’è giusto che sia, dalla presenza di fatture. La corrispondenza tra fatture e beni e servizi (soprattutto beni) viene senpre puntualmente verificata?

La nostra è una semplice domanda. Che nasce da una considerazione quasi ovvia: e cioè dal fatto che, in Sicilia, la formazione professionale non serve ai giovani che dovrebbero – un volta formati – entrare nel mondo del lavoro. Nella nostra Isola la formazione serve ai formatori, cioè agli Enti di formazione. Ovvero al ‘sistema’ formativo. Che è fatto da gestori e da docenti. Ma che si articola, anche, attorno al grande business delle forniture.

Questo ‘sistema’ della formazione professionale in Sicilia non è stato intaccato dalla ‘riforma’ avviata dall’attuale governo regionale. Il ‘sistema’ è rimasto in piedi. Con due variazioni. La prima è stata introdotta negli anni in cui l’assessorato regionale al Lavoro è stato retto da Raffaele Stancanelli. E’ in quegli anni che, accanto agli Enti formativi storici, si affiancano le società.

Tale passaggio è importante. Perché con l’arrivo delle società nel settore sono entrati, a pieno titolo, soggetti che non si occupano solo di formazione professionale. Ma anche di altre attività. Da qui il dubbio, tutt’altro che campato in aria, che con i fondi della formazione professionale, di fatto, si alimentino attività che, spesso, hanno poco o nulla a che vedere con la formazione professionale. Accentuando l’aspetto, già assai anomalo, in base al quale, lo ripetiamo, la formazione non serve ai giovani che devono essere formati, ma a chi gestisce tali corsi (e il fiume di denaro pubblico, ovviamente).

Con l’arrivo del governo regionale di Raffaele Lombardo – e, in particolare, con l’assessore alla Formazione professionale, Mario Centorrino, e del dirigente generale, Ludovico Albert – assistiamo, grosso modo, a due ‘novità’.

La prima novità – che abbiamo già verificato scorrendo l’elenco non ancora definitivo dei soggetti risultati ‘vincitori’ dell’Avviso 20 (286 milioni di fondi europei, a valere sull’Fse, da gestire in tre anni) – è la sostituzione di alcuni Enti di formazione professionale storici della Sicilia con soggetti direttamente riconducibili alla politica e a due organizzazioni sindacali: la Cisl e la Uil. Il business, diciamo così, viene adesso gestito direttamente dalla politica e da due sindacati (ci riferiamo, grosso modo, all’80 per cento circa dei corsi di formazione professionale).

La seconda ‘novità’ introdotta dalla gestione Lombardo-Centorrino-Albert è il cosiddetto costo standard. Si tratta di un’altra anomalia sulla quale è bene soffermarsi. Il costo standard è stato individuato il 129 euro. In realtà, il costo standard è maggiore. Perché ogni corso potrà inglobare un massimo di tre disabili. Con un costo aggiuntivo di 25 euro a disabile. Quindi ai 129 euro vanno sommati 75 euro. Così il costo standard diventa pari a 214 euro.

Ma l’anomalia non sta in questo. Sta nel fatto che si tratta di denaro pubblico. Da qui una semplice domanda: e se il corso, alla fine, costerà meno di 214 euro? I soldi verrebbero restituiti alla ‘mano pubblica’ o resterebbero nelle ‘casse’ degli enti o società di formazione? E a che titolo, in questo secondo caso, enti e società tratterrebbero questi fondi pubblici?

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