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Ras del voto e indagati, così cresce la Lega in Sicilia
Salvini sceglie la vecchia politica per sfondare al Sud

L'indagine di Termini Imerese ha scosso il partito in un momento delicatissimo. Ma negli ultimi cinque anni nell'Isola il Carroccio ha riscosso successi puntando sull'usato sicuro: da chi ha cambiato otto partiti a chi deve rispondere alle pesanti accuse della magistratura

Salvo Catalano

In principio fu Giuseppe Scrivano. Primo sindaco leghista di Sicilia, nella piccola Alimena, arroccata sulle Madonie palermitane. Una folgorazione, alla vigilia delle elezioni politiche del 2013, sulla via padana allora guidata da Roberto Maroni. Alla vulcanica conferenza stampa in cui annunciava il suo passaggio alla Lega Nord - lui, eletto primo cittadino del suo paese con una lista civica e forte delle quattromila preferenze ottenute alle precedenti Regionali col centrodestra - si presentò portando amici e parenti, gli stessi che poi finirono per riempire la lista della Lega alle Politiche. In quella tornata elettorale il partito del Nord conobbe il primo exploit in Sicilia, raccogliendo ad Alimena il 22 per cento dei consensi. Tanti ma non abbastanza per portare Scrivano in Parlamento. Per il politico palermitano si aprirono invece le aule del tribunale, imputato per voto di scambio politico-mafioso. Proprio alle Regionali del 2012, secondo gli inquirenti, sarebbe sceso a patti con il clan di Bagheria per ottenere il sostegno elettorale di Cosa Nostra. Il processo di primo grado a suo carico è ancora in corso. 

Negli ultimi cinque anni la Lega si è scrollata l'etichetta nordista e ha guardato ai vituperati terroni come terreno fertile di voti. Matteo Salvini ha sublimato il percorso verso un partito a dimensione nazionale, raccogliendo alle ultime Politiche anche nel Meridione le preferenze necessarie a scalzare Silvio Berlusconi dalla leadership del centrodestra. E per farlo ha puntato sull'usato sicuro. Oggi la Lega in Sicilia non ha tanto il volto pulito di nuovi politici. La trasformazione del partito di Salvini non fa rima con rottamazione. È stato piuttosto un riciclo. Nomi noti della politica siciliana, dal decennale curriculum, hanno fiutato, chi prima e chi dopo, il vento nuovo e hanno abbracciato la causa salviniana. A dimostrare come sia stato determinante sull'Isola il peso di alcuni potentati politici, c'è la mappa dei risultati della Lega alle recenti Politiche. A San Cataldo, paese natale del coordinatore Alessandro Pagano, il partito di Salvini è al 9 per cento. A Graniti, da dove è partito il deputato Carmelo Lo Monte, addirittura al 33 per cento. Ad Aci Castello e Motta Sant'Anastasia la Lega, che schiera i sindaci Filippo Drago e Anastasio Carrà, politici di lungo corso, si attesta tra il sette e l'otto. A Niscemi, dove a fare campagna elettorale per Salvini si è impegnato anche l'ex sindaco Ciccio La Rosa, indagato per voto di scambio politico-mafioso, ha superato il 7 per cento. 

A guidare la pattuglia di politici dal lungo curriculum ci sono i due coordinatori regionali: Alessandro Pagano nella parte occidentale, e Angelo Attaguile in quella orientale. Entrambi indagati dalla Procura di Termini Imerese per istigazione al reato di attentato contro i diritti politici del cittadino per la candidatura di Mario Caputo alle scorse Regionali. Attaguile è originario di Grammichele, come l'ex presidente della Regione Raffaele Lombardo, con cui ha condiviso un lungo percorso politico nelle file della Dc prima e del Mpa poi. Il nisseno Pagano invece è stato assessore in due governi regionali a guida Cuffaro e prima ancora con Giuseppe Provenzano, per tre volte deputato all'Ars con Forza Italia. Due volte eletto alla Camera dei deputati con il Pdl, poi transitato tra gli alfaniani di Ncd e infine, a fine 2016, nella Lega con cui ha centra il terzo mandato in Parlamento lo scorso 4 marzo. 

A condividere con Pagano l'esperienza di assessore nei governi di Totò Cuffaro è anche Carmelo Lo Monte, ras del voto nel Messinese che prima di essere eletto deputato con la Lega ha militato in altri otto partiti: Democrazia Cristiana, Partito Popolare Italiano, Democrazia Europea, Unione di Centro, Movimento per le Autonomie, Italia dei Valori, Centro Democratico, Partito Socialista Italiano. Il doppio di un altro leghista che per curriculum comunque non ha nulla da invidiare a nessuno: Tony Rizzotto, primo salviniano all'Ars, ha attraversato Dc, Forza Italia, Mpa e Alleanza nazionale, portandosi dietro il suo pacchetto di migliaia di voti. Molti dei quali derivanti dal mondo della formazione, che gli ha regalato gioie ma anche dolori: recentemente è infatti finito indagato dalla Procura di Palermo per appropriazione indebita di fondi europei. È accusato di aver trattenuto soldi destinati all'Istituto formativo per disabili e disadattati sociali (Isfordd). 

Una condanna definitiva per tentato abuso d'ufficio ha invece frenato la scalata alla Lega di Salvino Caputo, arrestato ieri con l'accusa di voto di scambio e attentato contro i diritti politici del cittadino, per aver promesso assunzioni e superamento di test universitari in cambio di voti. Per quattro volte è stato deputato all'Ars con Alleanza Nazionale e Pdl. Prima di diventare commissario di Noi con Salvini in provincia di Palermo. 

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