Siracusa, ispettori del ministero arrivano in procura Princiotta: «Alcuni magistrati troppo vicini ai politici»

Una situazione «drammatica» per una città «piena di intrecci e relazioni». Sono queste le parole usate dalla consigliera comunale Simona Princiotta per definire il «sistema Siracusa». Parla di politica e di magistratura – premettendo che «i fatti sono già stati documentati presso gli organi competenti» ovvero il Consiglio superiore della magistratura e la procura – e lo fa, con un lungo documento, proprio alla vigilia della visita di ispettori ministeriali e del Csm a Siracusa.

Accuse precise quelle di Princiotta «a tutela dei miei diritti e della verità – dice – condotta nel tempo con documentazione fotografica, registrazioni, atti pubblici e testimonianze». Chiama in causa politici locali e nazionali, ma anche avvocati e pubblici ministeri e si dice pronta a parlare davanti alle Commissioni antimafia regionale e nazionale. La consigliera fa sapere di essersi rivolta al Csm per chiedere di essere sentita e per fare richiesta di trasferimento, per incompatibilità ambientale, di alcuni magistrati in servizio alla procura di Siracusa. Sugli stessi punti «nei prossimi giorni – dichiara – sarà depositata una interrogazione parlamentare al ministero di Giustizia».

Princiotta ne ha per tutti. A partire dal sindaco Giancarlo Garozzo che «per denunciare l’ingresso della mafia nel suo partito l’ha collegata a me sulla scorta – sottolinea – della fonte del pentito che, è stato comprovato, era stato istigato a dire il falso da uomini politicamente vicini al primo cittadino». A proposito dell’ispezione ministeriale, la consigliera fa riferimento all’onorevole Sofia Amoddio che l’ha chiesta e ottenuta. «La signora Amoddio – afferma Princiotta – ha dimostrato di giocare consapevolmente con il doppio ruolo che la vede come avvocato della consigliera Carmen Castelluccio e come deputato che chiede una ispezione nominativa contro i pm Giancarlo Longo e Marco Di Mauro, colpevoli di aver chiesto uno il rinvio a giudizio del sindaco Garozzo e l’altro di aver indagato Castelluccio e il marito».

Princiotta racconta di aver documentato rapporti «conclamati e ostentati» che legano esponenti politici, avvocati e pubblici ministeri. Secondo la consigliera, Antonino Nicastro, magistrato della procura di Siracusa, «è molto amico dell’avvocato Francesco Favi il quale, lo scorso 15 luglio, ha depositato una denuncia nei miei confronti nell’interesse del sindaco Garozzo. Dunque, io mi sono vista sottoposta a un procedimento penale da un magistrato che risultava notoriamente amico dell’avvocato del denunciante».

La consigliera ha poi ricordato il primo attentato incendiario che ha subito la sua automobile il 12 agosto del 2014. «Al danno seguiva la beffa di una indagine che si è svolta in modo poco chiaro – commenta Princiotta -. Il dottor Nicastro decise di assegnare il fascicolo al dottor Andrea Palmieri, di cui è molto amico. Nel corso dell’istruttoria di indagine, io depositavo registrazioni del presidente del consiglio comunale, Leone Sullo, che mi avvertiva di aver toccato interessi politico-economici di un poliziotto della Digos, il consigliere Alberto Palestro».

Altro nome citato è quello di Davide Lucignani, anche lui magistrato a Siracusa, che è «titolare – spiega Princiotta – di un procedimento in cui io denunciavo che una commissione consiliare comunale aveva distrutto alcuni verbali, allegando come prova la dichiarazione della segretaria. Inizialmente io venivo qualificata come “persona offesa”, successivamente il dottor Lucignani cambiava improvvisamente idea e, di fatto, mi impediva ingiustificatamente di intervenire nel procedimento in corso di indagini». In conclusione, a essere chiamato in causa è il già citato avvocato Francesco Favi che «da una parte è noto a tutti come difensore del sindaco Garozzo nella vicenda acqua ma, dall’altra, in pochi sanno che è anche difensore del maresciallo Francesco Berrini, che – conclude la consigliera – ha partecipato attivamente alle stesse indagini sull’acqua che vede il sindaco destinatario di una richiesta di rinvio a giudizio».


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