L'imprenditore indiano che vuole cambiare la Sicilia
«Sarà un centro di stoccaggio per i colossi asiatici»

Gabriele Terranova

Economia – Dall'aeroporto di Milazzo ai porti dell'Agrigentino, il tycoon Mahesh Panchavaktra promette di investire per fare dell'Isola il cuore dei rapporti commerciali internazionali. Per la sua vicinanza a Crocetta, c'è chi pensa che si tratti di una trovata elettorale. «Mai avuti rapporti coi politici». Guarda le foto

In queste ore in giro per la Sicilia c’è l’imprenditore Mahesh Panchavaktra, tycoon e magnate indiano, proprietario di una grossa holding che si occupa di trasporti, logistica e infrastrutture per l’energia rinnovabile in tutto il mondo. Panchavaktra ha scoperto la Sicilia e ha deciso che potrebbe diventare la cabina di regia di tutti gli affari che passano dalla “Panchavaktra Holdings Subsidiaries, società che ha sede a Gurugram nello stato di Haryanain. Questa mattina la Valle dei templi di Agrigento era tutta per lui. L’ingegnere indiano è stato accompagnato dalla vicepresidente della Regione Mariella Lo Bello e dal commissario dell’Irsap di Agrigento Maria Grazia Brandara.

Ha detto che il suo progetto è il migliore che la Sicilia possa avere. Perché?
«
L’importanza del mio progetto sta nell’investimento, ma anche nella novità che la mia azienda offre alla Sicilia. Quello che voglio realizzare in questa terra, che dal punto di vista degli scambi internazionali è inesplorata, è il più importante centro di stoccaggio e smistamento dove convergeranno le più grandi aziende asiatiche che potrebbero trovare sull’Isola al centro del Mediterraneo la piazza che collega l’Oriente all’Occidente».

Come e quando ha scoperto la Sicilia?
Circa quattro anni fa mentre cercavo di fare un calcolo medio sulla tempistica delle rotte commerciali tra il mio Paese e gli Stati Uniti. La Sicilia si trova esattamente al centro ma ha qualcosa in più: la vicinanza ai più importanti Paesi europei e all’Africa. La Sicilia è meravigliosa in tutto, dalla sua collocazione strategica alle sue bellezze architettoniche e naturali. L’aeroporto che voglio realizzare a Pace del Mela è studiato sulla base di quello di Dubai.

L’ex ministro degli Interni Alfano ha dichiarato che la Sicilia potrebbe diventare la California del Mediterraneo. Che ne pensa?
Sono completamente d’accordo col vostro ministro. Credo in questa terra e sono sicuro che col giusto investimento possa realmente diventare una meta ambita dai viaggiatori di tutto il mondo, dagli impresari di tutto il mondo. Sono convinto che il mio investimento sia uno dei tanti che potrebbe rilanciare la Sicilia e di conseguenza l’Italia intera.

Perché ha scelto proprio Messina e Milazzo per l'aeroporto?
È una scelta personale. Sono rimasto affascinato dal porto di Milazzo e dall’area industriale di Messina che è anche una grande città non lontana dalla penisola italiana. L’importanza di Messina sta nello Stretto che collega la Sicilia alla Calabria che è anche un’importante rotta di navi cargo dirette ai porti più importanti del vostro paese e di tutti gli altri che si affacciano sul Mediterraneo. C’è uno snodo autostradale di grande portata e una linea ferroviaria non molto trafficata.

E Agrigento?
Ha un altro importante punto di forza: l’agricoltura, le imprese vitivinicole e le arance. Gode di una luce invidiabile e sarebbe una terra per un ottimo investimento che porti l’energia rinnovabile sugli altopiani assolati e che possa offrire lavoro in questo campo a migliaia di persone. Importante è anche il porto di Porto Empedocle che potrebbe essere una via diretta per lo scalo di Milazzo, evitanto il trasporto su strada, per tutti gli imprenditori di questa parte di Isola che vorranno espandersi nel resto del mondo grazie alla Panchavaktra holding.

Lei è vicino a Rosario Crocetta. Il suo investimento è una promessa da campagna elettorale?
Per nulla. Crocetta si sta solo occupando di risolvere i problemi con la burocrazia e sta cercando di aiutare la mia azienda che vuole, a sua volta, aiutare la Sicilia, privatamente con propri fondi. Io e la mia holding non abbiamo mai avuto influenze o rapporti con i politici di nessuna parte del mondo.