Un’occasione irrinunciabile: un paio di sandali del prestigioso marchio Aqua Azzurra a soli 400 euro, a fronte di un prezzo che può superare i 1.300 euro. Poi un vestito nero: 600 euro. «Mille in totale, ma con gli sconti, perché senza non si possono comprare». È marzo 2026 quando Carmela Transirico, ex moglie di Gaetano […]
Armao e il pendolo della corruzione: tra sandali di lusso e potere ombra in Regione
Un’occasione irrinunciabile: un paio di sandali del prestigioso marchio Aqua Azzurra a soli 400 euro, a fronte di un prezzo che può superare i 1.300 euro. Poi un vestito nero: 600 euro. «Mille in totale, ma con gli sconti, perché senza non si possono comprare». È marzo 2026 quando Carmela Transirico, ex moglie di Gaetano Armao, presenta il conto dello shopping della figlia all’ex vicepresidente della Regione Siciliana. Il politico, già consigliere giuridico del governatore Renato Schifani, ha un attimo di tentennamento. Eppure lo aveva promesso alla figlia, gli ricorda l’ex moglie. «Ora te li do», dice alla donna, abbassando la voce e invitandola a uscire alla stanza. Armao chiude le porte, tira le tende e, quando rimane solo, si avvicina a un orologio a pendolo dal quale estrae un contenitore cilindrico. Dentro ci sono dei soldi. Una parte viene messa in una busta e consegnata alla donna, secondo la ricostruzione investigativa.
Armao e il pendolo della corruzione
La scena è ripresa da una microcamera nascosta dagli investigatori. In quel pendolo, secondo i magistrati della procura di Palermo, non sarebbero stati custoditi semplici risparmi. Ma denaro riconducibile alla presunta corruzione contestata ad Armao. Per questo reato i pm hanno chiesto l’arresto del politico insieme ad altre persone. L’inchiesta, secondo l’accusa, avrebbe fatto emergere i rapporti tra Armao, in qualità di presidente della Commissione tecnico-scientifica della Regione, e alcuni imprenditori interessati a portare avanti i propri progetti in Sicilia, in particolare nel settore delle energie rinnovabili.
Uno scambio di denaro e utilità che sarebbe stato mascherato anche attraverso una consulenza. Affidata dalla società valdostana CVA all’avvocato e cultore della materia all’Università di Palermo Luigi Matta. Un incarico lecito nella forma, da poco più di novemila euro al mese, ma che – secondo i pm – sarebbe servito a «remunerare» Armao. Matta, a sua volta, è accusato di essere un suo fedele complice. Il resto è una sequenza di episodi nei quali Armao è stato ripreso intascando presunte bustarelle. Dai passaggi in auto, anche attraverso sacchetti della spazzatura, ai soldi infilati nelle tasche del cappotto.
Il potere di Armao: non solo tecnico, ma «sostituto politico»
Ma, oltre a questi passaggi intercettati, c’è un altro elemento centrale dell’inchiesta: il peso politico e amministrativo che Armao avrebbe esercitato all’interno della Regione Siciliana. Per gli investigatori, l’ex vicepresidente di Nello Musumeci ed ex assessore di Raffaele Lombardo avrebbe mostrato «una capacità di influenza che si radica nella prossimità al presidente della Regione». Armao, nei corridoi degli uffici di vertice, non si sarebbe mosso, secondo gli atti, come un semplice consulente. Ma avrebbe assunto «un ruolo sostanzialmente sostitutivo del vertice politico». Utilizzava i locali della presidenza, convocava dirigenti e assessori e arrivava a «contestare scelte amministrative già perfezionate».
Secondo i magistrati, avrebbe inoltre «imposto l’assunzione di determinate condotte future», orientando l’azione amministrativa «verso un esito contrario all’interesse pubblico». In cambio di un riconoscimento economico. In un dialogo intercettato, Luigi Zancla, presidente della Samo Ets, ente specializzato nelle cure palliative, commenta la presunta intermediazione di Armao. Entrato in gioco per bloccare un decreto assessoriale che avrebbe ampliato l’erogazione di questi interventi terapeutici, aprendo ai concorrenti di Samo. Zancla, anche lui indagato, avrebbe pagato seimila euro. «Non c’è prezzo per quello che ha fatto!», diceva, secondo gli investigatori, riferendosi ad Armao. Ma è ancora troppo poco, per quel gesto. Così chiarisce: «Anche se mi chiedeva 20 mila euro, minchia, io u’ culo ci rugno…».