Troppe restrizioni o solo un richiamo al buon gusto?

 

“Se le mutande si vedono meglio ancora!”.

Così commenta uno studente tra tanti chiamati a dare la loro opinione.

Mentre infatti il mondo si occupa di questioni frivole e poco interessanti, noi abbiamo deciso di trattare un argomento di grande rilevanza. E gironzolando per i corridoi di diverse facoltà abbiamo raccolto opinioni divergenti, dalla più conservatrice e tradizionale alla più anarchica e libertina.

La questione dibattuta è l’ormai noto caso del preside abruzzese che, forse non tutti sanno, ha in realtà un precedente proprio qui in Sicilia.

Il preside dell’Istituto Tecnico per Geometri di Gela, infatti, aveva già fatto passare tra i suoi studenti una circolare simile: banditi dalla scuola abiti troppo succinti e “indecorosi”.

Ne è scaturita un’enorme polemica ormai nazionale: vita bassa si, vita bassa no? E se si, quanto bassa? E l’ombelico in bella vista è indecoroso? Gonnelline, scollature, calzoncini, infradito, piercing sono inadeguati all’ambiente scolastico?

 

Ci siamo chiesti come si vive questa questione all’interno dell’ambiente universitario.

È saltato fuori di tutto.

“La scuola ha una funzione educativa ed è giusto che imponga delle regole. Certo, all’università la questione si può affidare alla maturità degli studenti…”.

 

“Un perizoma non ha mai fatto male a nessuno…Che pensino a problemi più importanti!”.

 

“Sarò d’antico stampo ma sono d’accordo con quel preside, e ci vorrebbe più controllo anche all’università”.

 

“Ognuno è libero di vestirsi come vuole. E poi se la moda è quella…”.

 

“Il tanga che fa capolino dai jeans non lo metterei neppure per andare in discoteca”.

 

Questi sono solo alcuni fra i giudizi sentiti, ed anche fra i professori le opinioni divergono.

In ogni caso quella che va per la maggiore è l’idea di un compromesso: libertà si, ma nei limiti della decenza. Quali siano poi questi limiti è difficile stabilirlo, dal momento che certe scelte sono legate al buon senso (e buon gusto) individuale…


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