Mafia Spa, gli uomini d’onore diventano imprenditori «Da Brancaccio si gestiva monopolio degli imballaggi»

Tante cose sono cambiate da quel 19 luglio di 25 anni fa. Oggi la mafia non spara, investe. Questo almeno è quanto emerge dalle indagini che hanno portato al maxi blitz che stamattina ha visto finire in manette 34 personedisarticolando di fatto il mandamento di Brancaccio e colpendo al cuore – pare – le famiglie dominanti. «Quella oggetto degli arresti di oggi è una mafia imprenditrice – spiega Francesco Mazzotta, comandante del Nucleo tributario della guardia di finanza di Palermo – La sua connotazione più importante è quella di sapere reinvestire i capitali illeciti che vengono tratti dalle proprie attività in altre attività imprenditoriali e non solo in Sicilia, ma su tutto il territorio nazionale, così come dimostrato da questa indagine». 

Attività molto fiorenti e redditizie nel settore degli imballaggi industriali, dove il mandamento aveva creato una sorta di monopolio. Anche perché è difficile per un competitor tenere testa a un’azienda che può beneficiare di iniezioni di liquidità provenienti dal traffico di droga e dal racket delle estorsioni. «Questa operazione – continua Mazzotta – consente di disarticolare il grosso delle famiglie del mandamento di Brancaccio. Viene neutralizzata una parte importante della criminalità organizzata della zona Est della città che oltre a gestire il racket delle estorsioni e i traffici di droga, gestiva un fiorente commercio di imballaggi industriali attraverso una rete di 60 aziende dislocate su tutto il territorio nazionale e che consentivano in particolare in Sicilia di agire in regime di monopolio nella vendita degli imballaggi». 

Ovviamente non mancano gli introiti provenienti dal gioco d’azzardo, nuovo racket particolarmente appetito dalle cosche. In questo caso, in particolare «Parte cospicua dei proventi illeciti proveniva dal gioco abusivo del lotto che veniva svolto settimanalmente nel quartiere di Brancaccio». Le aziende sequestrate, dislocate in Sicilia, Toscana, Lazio, Puglia, Emilia Romagna e Liguria e che insieme hanno un valore di 60 milioni di euro, riuscivano a spostare un traffico che si aggirava oltre i 50 milioni.


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