“La Regione non onora i debiti? Siamo pronti a una Class action”

La crisi economica del Su d’Italia e, in particolare, della Sicilia. La ripresa che, forse, arriverà (ma arriverà?) nel 2014. L’insufficiente azione dei Governi della Regione. Il credito che manca e il ruolo dei Consorzi fidi. Crias e Artigiancassa da potenziare. La campagna elettorale per le elezioni regionali povera di programmi. L’Autonomia siciliana mortificata. l’euro. I debiti non onorati dalla Pubblica amministrazione. I fondi europei non spesi.

Parla Filippo Ribisi, presidente di Confartigianato Sicilia. Un’intervista a trecentossessanta gradi. Per provare a capire cosa chiedono, oggi, gli artigiani siciliani alla politica della nostra Regione.

Qual è lo stato attuale dell’economia siciliana?

“Credo che una fotografia piuttosto realista l’abbia offerta l’ultimo rapporto Svimez (l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) dal quale emerge che il Pil del Sud è sceso, nell’anno in corso, a -3,5%, oltre un punto percentuale in meno rispetto a quello del Centro-Nord Italia che si attesta a -2,2%. Una Sicilia a rischio desertificazione industriale, dove i consumi non crescono da quattro anni, lavora ufficialmente meno di una giovane donna su quattro e si è a rischio segregazione occupazionale. Mentre un nuovo paradigma per il Sud dovrebbe essere capace di integrare sviluppo imprenditoriale, qualità ambientale, riqualificazione urbana e valorizzazione del patrimonio culturale. Le previsioni più ottimistiche datano la ripresa al 2014. Ma le previsioni dello Svimez sono sviluppate in una condizione normale. Non prevedono eventuali involuzioni della condizione socio-politica che si potranno prendere in considerazione solo a nuovo parlamento regionale eletto”.

Cosa non è stato fatto in questi anni?

“Quello che secondo noi è mancato in questi anni, e che mi sembra che continui a mancare, è un progetto organico di sviluppo per la Sicilia. Gli ultimi Governi regionali hanno fatto un uso esagerato di consulenti per ogni cosa, mortificando e non incentivando il personale interno. Nell’assunzione di consulenti esterni si è badato esclusivamente all’appartenenza politica o amicale degli stessi, ma senza che questi avessero un vero ruolo collegato all’amministrazione e al suo organico, o ad un progetto finalizzato a far crescere anche solo un settore dell’economia della Regione. La Sicilia ha un organico che tutti ci ricordano essere numericamente tra i più ricchi d’Italia, ma sembra che sia carente di dirigenti capaci di coordinarlo, organizzarlo e renderlo produttivo, nonostante questi dirigenti siano molto ben pagati. Oggi, invece che alla crisi delle imprese, la classe politica è più interessata a come organizzarsi per le elezioni prossime”.

I Consorzi Fidi, da soli, possono risolvere il problema del credito alle imprese?

“No. Credo che i Consorzi Fidi siano un importante strumento di supporto per le imprese in difficoltà, ma non possono certamente farsi carico da soli del problema finanziario delle stesse. Penso che istituti come Crias e Artigiancassa vadano potenziati e sostenuti nella loro missione di aiuto alle imprese in gravi difficoltà per accedere al credito agevolato. Certamente i consorzi Fidi, nell’ottica di un riordino del sistema, potrebbero essere preziosi nel consolidamento del fondo rischi della Crias”.

Siete soddisfatti di questa campagna elettorale? O, forse, si parla poco dei programmi?

“Finora abbiamo assistito ad una campagna elettorale molto disordinata e povera di contenuti. Che si parli di tagli alle spese è sicuramente opportuno ed urgente;che si parli di moralizzazione della politica è ugualmente importante ed indispensabile se si vuole svolgere il proprio dovere (non dovrebbe essere una qualità particolare da mettere nei manifesti). Non ci soddisfano i loro slogan in tema di sviluppo e di crescita economica. Per questi è necessario avere un PROGETTO. Un Piano che metta in fila tutte le azioni di Governo, un progetto che dica ai cittadini in che direzione s’intendano spendere i fondi europei, e quanto questi debbano incidere sul Pil della Sicilia; è necessario, e questo è mancato e continua a mancare, fare un progetto che coinvolga tutte le forze politiche e la società civile, per capire tutti, a prescindere dai colori politici, in che direzione questa terra deve andare nei prossimi decenni, prima che si compia del tutto il massacro sociale. Poi è chiaro che ogni parte politica deve ispirarne l’applicazione in base alla propria sensibilità, seguendo una linea più conservatrice o più progressista; ma i fondamentali debbono restare fermi, a prescindere dalla connotazione politica. Pensiamo che la Sicilia abbia bisogno di un progetto che punti alla riqualificazione di tutti i centri storici e alla valorizzazione dei beni culturali. Riteniamo, inoltre, che lo crescita della Sicilia debba basarsi sull’utilizzo delle sue risorse: turismo alternativo, turismo culturale e ambientale. Crediamo pure che vada incentivata l’agricoltura di qualità, la filiera agroalimentare. Per attuare solo questi tre punti, servono tanti investimenti in infrastrutture pubbliche e private; serve incentivare tutto quello che va in quella direzione, escludendo tutto ciò che non rientra in questo progetto. Ancora occorre una politica industriale organica che utilizzi al meglio tutte le aree di sviluppo mettendole in rete ed in condizione di rendere al meglio per essere competitive. Le piccole imprese hanno bisogno di sapere concretamente, che tipo di ruolo la politica vuole loro affidare nella gestione dei lavori Pubblici, nella costruzione delle infrastrutture e nella manutenzione degli edifici pubblici”.

L’Autonomia siciliana può ancora essere un fatto di sviluppo della Sicilia?

“Non mi pare che negli ultimi anni l’Autonomia della Sicilia abbia contribuito tanto allo sviluppo dell’Isola, semmai mi sembra che sia stata strumento nella mani di pochi, utilizzato per ottenere dei privilegi che poco hanno a che vedere con il progresso economico e sociale della Sicilia. Quello che invece è necessario, è far valere la dignità e l’autonomia decisionale della Sicilia, magari con un’autonomia più in linea con quello che potrà essere uno stato federale in un’Europa della Nazioni ed in un mercato globale”.

L’euro ha migliorato o peggiorato l’economia siciliana?

“L’Euro è un’opportunità principalmente per le aziende che si occupano di esportazioni; l’economia siciliana ha avuto modo di vederne solo gli effetti negativi dovuti soprattutto all’aumento non controllato dei prezzi”.

Le vostre imprese vantano crediti non onorati verso le pubbliche amministrazioni della Sicilia?

“Le nostre imprese, come tutte quelle che lavorano con la Pubblica amministrazione vantano certamente dei crediti, e proprio per questo, visto che non arrivano notizie confortanti soprattutto dalla Regione – che si permette pure di bloccare i soldi che già si trovavano in banca – stiamo preparando come Associazione, insieme alle nostre imprese, una Class Action proprio nei confronti della Regione siciliana. Poi è chiaro che l’amministrazione regionale non è l’unica a comportarsi in maniera disinvolta con i pagamenti. Lo Stato italiano le fa buona compagnia, visto che non è in grado di recepire la direttiva 7/2011 Ue, che gli impone di pagare le imprese fornitrici di beni e servizi entro 30 giorni. In Italia siamo bravi a recepire le direttive europee che portano solo costi, inutili per i cittadini e le imprese ( vedi Sistri, o le luci accese di giorno nelle strade extra urbane, etc)”.

Perché la Sicilia non riesce ad utilizzare i fondi europei?

“Una delle ragioni principali è legata indubbiamente alla mancanza di un progetto globale di sviluppo della Regione. Improbabile poi pensare di utilizzare i fondi comunitari se vengono cambiati continuamente i funzionari che devono occuparsi di programmare la spesa europea, troppe volte distratta da finalità di sviluppo ed orientata dai nostri governanti prevalentemente in una logica sostitutiva della spesa ordinaria”.

Che rapporto c’è, oggi, in Sicilia, tra artigianato e formazione professionale?

“Purtroppo spesso sono due mondi che non sempre riescono a comunicare. Si sono fatti dei tentativi che si spera possano riuscire, ma siamo ancora all’inizio di una collaborazione che ci aspettiamo possa portare in futuro ad una formazione concordata, utile sia alle imprese che ai futuri lavoratori”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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